Gioco
«Ciao amico mio, ci hai insegnato ad essere generosi»
Il ricordo di Fabio Matteucci in un album di foto e aneddoti regalato il Natale scorso
LIVORNO. «Attraverso una serie di fotografie ripercorriamo la storia di un personaggio della “Bella Livorno” di un tempo. Un prodotto sempre più raro, una persona leale che ha sempre fatto dell’amicizia e della generosità i cardini su cui fondare la propria esistenza».
Comincia con queste parole l’ultimo regalo di Fabio Matteucci, medico e presidente del Rotary Club Livorno, all’amico Agiolino, scomparso domenica notte a 82 anni.
A corredo del messaggio tre immagini in bianco e nero di Angelo Rondine ai bagni Acquaviva. «L’album – ricorda Matteucci – glielo abbiamo regalato lo scorso anno per Natale». All’interno, oltre alle foto e alcuni aneddoti che raccontano il personaggio. Uno di questi ricorda come «tanti anni fa gli fu recapitata una cartolina dalla Francia che nell’indirizzo recitava: Angiolino, Acquaviva. Livorno». Oppure quello che riguarda le nozze. «Comunista e amico fraterno del prete dal quale si è fatto celebrare il matrimonio alle sei del mattino, con soli due testimoni. Per non tradire la sua riservatezza o come dice lui – si legge – perché non c’era nulla da festeggiare?».
Dietro agli aneddoti sui quali sorridere, Matteucci ammette di aver «perso una persona speciale, un fratello maggiore che mi ha accompagnato per tutta la vita». Il primo ricordo di Angiolino, infatti, risale alla prima comunione. «Mi regalò un paio di pattini». Ma più dei regali materiali è a quelli immateriali che il medico è rimasto legato. «Mi ha insegnato il valore dell’amicizia e quello della generosità – dice – c’erano volte in cui mi telefonava e mi riprendeva perché era troppo tempo che non mi facevo sentire con quello o quell’altro. Io gli rispondevo che avevo molti impegni, ma lui insisteva perché era giusto che li chiamassi. E aveva ragione».
Per i due, negli anni, l’appuntamento fisso era diventato il pranzo della domenica seguito dalla partita del Livorno. «Era uno di famiglia – prosegue – quando ce la faceva veniva in macchina da solo, altre, quando stava un po’ peggio, andavo a prenderlo a casa. E le volte che non poteva venire ci sentivamo tutti un po’ più soli».
Adesso quello che rimane – conclude – «è il sentimento di amicizia e la generosità che sono stati due cardini fondamentali della sua vita. Semplice, rispettoso, guascone con le persone a lui vicine, quanto riservato con persone che non conosceva. Con lui perdiamo un po’ della nostra livornesità migliore». —
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