Gioco
Addio Angiolino, sindaco di Acquaviva con un cuore d’oro
Livorno, si è spento a 82 anni Angelo Rondine, simbolo per generazioni di una Livorno allegra, spensierata, generosa e baciata dal sole
LIVORNO. L’accappatoio bianco indossato subito dopo aver fatto il bagno – d’inverno o d’estate non faceva differenza –, ai piedi un paio di scarpe di tela usate al posto delle ciabatte. Sul viso un sorriso da guascone rimasto lo stesso negli anni e quella battuta sempre pronta, alternata a perle di saggezza popolare che prima facevano ridere e poi riflettere. Se c’era una “Milano da bere”, borghese e con un po’ di puzza sotto al naso, Angelo Rondine, per tutti solo Angiolino, ha rappresentato dagli anni Sessanta in poi un simbolo della “Livorno da nuotare”: spensierata, vitellona, leggera, allegra, generosa e baciata da sole. Quella che amava la bella vita e non resisteva a mangiare i ricci con un pezzo di schiacciata e un bicchiere di vino bianco. Ma soprattutto, nel suo caso, capace di parlare e farsi voler bene da generazioni diverse.
Il suo regno è stato per decenni il tratto di lungomare tra i bagni Acquaviva e la Baracchina bianca che sconfinava fino alla Baracchina Rossa, una sorta di seconda casa, dove potevi incontrare quella figura sottile e sorridente che quando abbandonava l’accappatoio indossava una polo d’ordinanza. Ora che se n’è andato per sempre, a 82 anni, dopo un mese trascorso in ospedale, generazioni di ragazzi che ha visto crescere lo salutano con affetto ricordano aneddoti, episodi e curiosità di «un uomo dal cuore d’oro».
La sua fortuna, come ripeteva, era stata quella di aver lavorato il giusto. E questa fortuna, in qualche modo, forse voleva restituirla. Non a caso uno degli aneddoti che in queste ore viene ripetuto riguarda gli incontri con Angiolino tra i tavoli del bar di Acquaviva oppure in baracchina. «Hai già fatto?», domandava agli amici che si trovavano nei dintorni della cassa. Iniziava così un braccio di ferro, che spesso vinceva, per offrire il caffè, la pasta, l’aperitivo o qualsiasi altra cosa. Perché come raccontava lui «i soldi nella vita non sono tutto ma aiutano nella quotidianità».
Ricorda il regista Federico Lampredi, anche lui frequentatore della baracchina salutando l’amico. «Ciao Angiolino, re di Baracchina e imperatore di Acquaviva. Avevi capito tutto, ci manchi». Aggiunge Dario Spagoli, proprietario del ristorante Forte San Pietro: «Il tuo: “Pago io” era diventata una battuta tra noi di generazioni diverse in Baracchina Rossa. Classica generosità di livornese doc di scoglio». Angiolino lascia il figlio Tito, che ha preso il nome del nonno e tanti amici che luendì 3 dicembre lo hanno salutato per l’ultima volta.
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