Il Tirreno

Livorno

La protesta di un padre: «Mia figlia maltrattata sul bus come fosse una criminale»

La protesta di un padre: «Mia figlia maltrattata sul bus come fosse una criminale»

Nel mirino tre controllori: «Non aveva timbrato il biglietto e la multa è giusta ma le hanno preso anche il cellulare per guardare su Facebook»

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LIVORNO. «I controllori hanno trovato mia figlia sul bus con il biglietto sì ma senza averlo “timbrato” e le hanno fatto la multa. Bene, sono d’accordo: ha sbagliato e chi sbaglia paga. Ma stiamo parlando di una ragazzina di 13 anni, l’hanno trattata come se si trattasse di chissà quale criminale incallito: e questo proprio non mi va giù». Daniele Fabbrizi parte da qui per raccontare quel che è accaduto alla figlia che «insieme a due amichette stava andando alla stazione ferroviaria per partecipare a una gita scolastica».

Ecco il racconto: «Salgono tre controllori, si chiudono le porte, iniziano le verifiche: mia figlia deve pagare la multa. Ok, fin qui niente da eccepire. Solo che hanno cominciato a dirle che l’avrebbero fatta scendere e che avrebbero chiamato la polizia. Le hanno chiesto i documenti: è ovvio che una bimba di 13 anni non li abbia. A quel punto la situazione è diventata ancora più incredibile e preoccupante: le hanno detto di consegnare il telefonino perché dovevano verificare su Facebook se lei aveva dato il nome vero».

Salta agli occhi, secondo il padre, il comportamento durissimo nei riguardi di una ragazzina per «intimidirla e umiliarla con una scenata di fronte a tutti quanti»: chissà – aggiunge – se viene usato lo stesso metro di severità e aggressività nei riguardi di tanti ragazzoni ben piantati che non si dimenticano di timbrare il biglietto ma proprio se ne infischiano di comprarlo...».

La figlia ha raccontato al padre che intanto lei cercava di far capire ai controllori che lei doveva andare alla gita, che la stavano aspettando. «Nulla da fare, e mi sorprende che fra i tre controllori non ve ne sia stato nemmeno uno che abbia avuto un dubbio, che abbia detto agli altri due che quello non era il modo di fronte a una ragazzina».

Fabbrizi dice di esser «rimasto allibito» e annuncia che adesso «andrò dai carabinieri per spiegare quel che è accaduto e presentare un esposto».

Ma il padre se la prende anche per la reazione che l’azienda ha avuto quando lui ha chiesto spiegazioni di un simile comportamento dei controllori. «Mi è stato risposto – riferisce – che è una cosa interna, dunque i responsabili avrebbero preso atto di questa segnalazione e ne avrebbero parlato con i controllori per farsi raccontare la loro versione. È proprio quel che non va: ho chiesto di esser presente, li ho invitati a insegnare al proprio personale come comportarsi in modo appropriato. Lo ripeto: avevano minacciato di far scendere a una fermata qualsiasi una ragazzina e le hanno preso il cellulare. Avrebbero potuto semplicemente dirle di usarlo per chiamare i genitori. Invece hanno voluto fare i leoni con una tredicenne e questo è ingiusto». 
 

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di Redazione web