Il Tirreno

Livorno

Paralisi improvvisa: manager salvata al pronto soccorso

Giulio Corsi
Paralisi improvvisa: manager salvata al pronto soccorso

La donna di 55 anni era in ferie a Bolgheri: di notte si è sentita male per un ictus. In tre ore all'ospedale di Livorno effettuate Tac, Angiotac e trombolisi, dopo 4 giorni è tornata a casa a Norimberga

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LIVORNO. Era in vacanza col marito, tra Castagneto e Castiglioncello. Qualche giorno di relax tra i vigneti di Bolgheri e il mare della costa degli Etruschi, per staccare la spina dallo stress di una vita da manager. Poco prima dell’alba però si è sentita male: vertigini, vomito. Dopo qualche minuto il braccio destro si è bloccato. Idem la gamba. Provava a parlare ma non riusciva a formare una frase. Una emiparesi, sintomatologia classica dell’ictus.

Il marito, terrorizzato, ha allertato il 118. «Mia moglie sta male, aiutatemi», urlava al telefono, in inglese. È arrivata l’ambulanza, da lì è iniziata una corsa verso il pronto soccorso dell’ospedale di Livorno dove si è avverato, anzi si è ripetuto un miracolo praticamente quotidiano: la donna è stata salvata, nel giro 24 ore l’ictus è regredito, dopo tre giorni la signora, 55 anni, dirigente d’azienda, è potuta salire nuovamente sulla sua auto e tornare nella sua abitazione nelle campagne di Norimberga, in Baviera, dove lavora per una importante casa automobilistica tedesca.

Tanto per dare un’idea: dall’inizio dell’anno sono stati 49 gli ictus stoppati al pronto soccorso di Livorno, uno ogni settimana. È quasi routine, ma ogni volta è una gioia, la magia della scienza e di un’organizzazione che deve funzionare alla perfezione e alla perfezione funziona. «La signora è arrivata da noi alle 5 e mezzo del mattino - racconta il primario Alessio Bertini -. Aveva la sintomatologia tipica dell’ictus. Le abbiamo fatto la Tac e l’AngioTac: le analisi ci hanno confermato che potevamo procedere alla fibrinolisi. Aveva un’arteria vertebrale dissecata. Abbiamo contattato la Neuroradiologia di Pisa tramite teleconsulto, poiché nella notte a Livorno non c’è. La terapia ha avuto successo: la paziente è rimasta qui da noi e dopo tre giorni è potuta tornare a Norimberga, in macchina».

Il marito ha scritto al reparto ringraziando di aver salvato la moglie. La storia ricorda da vicino quella raccontata dal Tirreno nel 2017 di un’altra turista tedesca, a cui l’anno scorso fu salvata la vita dopo un incidente in bicicletta dallo staff della Chirurgia Vascolare del dottor Invernizzi e dalla Radiologia Interventistica Arpesani.

«In questo caso - continua Bertini - la signora ha rischiato di rimanere disabile tutta la vita. Aveva metà corpo completamente paralizzato. La fibrinolisi è una terapia che funziona ma che deve per forza essere attuata entro 4 ore e mezzo dall’evento». È stata una corsa contro il tempo, non solo perché la paziente tedesca arrivava da fuori città, ma anche perché prima di attuare la terapia è necessario effettuare una serie di esami. «Come per tutte le patologie tempo-dipendenti - continua Bertini - se non si interviene nel tempo stabilito, la terapia non si può attuare. Tutto questo richiede un’organizzazione che funziona, a partire dal 118: il medico deve riconoscere che è un possibile ictus e che siamo nell'intervallo temporale in cui si può procedere alla terapia. A quel punto la struttura si mette in moto e tutto deve girare alla perfezione, compresa l’interazione con la Neuroradiologia e la Neurologia».

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