Gioco
Polizia e associazioni al tavolo «Migliorare insieme il dialogo»
Esperienze dei tutori della legge e degli operatori del sociale si confrontano al Lem Le nuove regole nel rapporto fra legalità e solidarietà
«Documenti, prego». La comunicazione con un agente di polizia è un diagramma di flusso costruito sulle procedure, ma chi indossa la divisa deve saper gestire empatia e distacco, pregiudizio e professionalità. Per questo il sindacato Silp Cgil ha organizzato un convegno dal titolo “Comunicare il nostro lavoro tra legalità e solidarietà”, invitando al tavolo aperto del Lem gli addetti ai lavori, le forze politiche e le associazioni culturali della città.
«Prima della legge 121 (che smilitarizzò la polizia, ndr), iniziative come questa erano illegali», spiega il segretario generale Luca Filippi: «Per conquistare questa e a altre libertà, come l’obiezione di coscienza o la liberazione di molti ebrei da parte del questore Palatucci fu necessario forzare le maglie della legge». Da qui è partito il dialogo che ha coinvolto la comunità islamica livornese, l’Agedo, la segreteria comunale del Pd, l’Anpi, Sì Toscana a sinistra e la segreteria generale della Cgil, e infine la vicesindaca Stella Sorgente, che ha insistito per togliere dai vigili urbani l’etichetta di "esattori".
Ma soprattutto il questore Lorenzo Suraci e Stefano Romboli, dell’associazione Don Nesi Corea, protagonisti di un attrito a distanza fra citazioni di Pietro Ingrao e Luca Rastello da un lato e di norme e codici dall’altro. «Essere un bravo poliziotto non è semplice, servono professionalità ed esperienza» ha spiegato il questore, e Romboli ha ribattuto: «Vorrei che in Corea la polizia non venisse associata alla repressione, la invito al nostro sportello di ascolto». —
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