Il Tirreno

Livorno

Il Natale di Sant’Egidio abbraccia i poveri tra grande tavolata, regali e le luci della festa

Ursula Galli
Il Natale di Sant’Egidio abbraccia i poveri tra grande tavolata, regali e le luci della festa

Volontari già al lavoro per preparare il tradizionale evento che coinvolge centinaia di persone e intere famiglie in difficoltà economica 

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LIVORNO. Natale è alle porte e la Comunità di Sant’Egidio di Livorno chiama a raccolta i livornesi perché diano una mano alla preparazione di cibi, addobbi, pacchetti regalo, per il pranzo che il 25 dicembre, come ormai da tradizione, metterà a tavola centinaia di persone con problemi di estrema povertà e solitudine. Senza dimora che abitualmente dormono avvolti in coperte sotto qualche porticato o alla stazione ferroviaria, famiglie che stanno in case di risulta o in roulotte, anziani soli o malati, persone dei centri homeless.

Lo scorso anno sono stati oltre 600 gli amici che si sono seduti alle tavole imbandite nella chiesa di San Giovanni Battista e nei locali attigui della Comunità, a testimonianza del grande bisogno che c’è nella nostra città, ma anche della voglia di aiutare di tanti, di tutte le età e professioni. Siedono e aiutano insieme cristiani e non, credenti o meno. «Il pranzo del 25 dicembre – spiega Sabatino Caso– uno dei responsabilità della Comunità di Livorno e Pisa, non è solo offrire buon cibo per un giorno speciale, ma un’occasione per trovarsi tutti insieme agli amici incontrati durante le attività che la Sant’Egidio porta avanti ogni giorno dell’anno». Le attività della Sant’Egidio vanno dalla preparazione e consegna di pasti caldi, di coperte e bevande confortanti nelle notti di emergenza freddo, di pacchi alimentari per famiglie in difficoltà. C’è il giorno settimanalmente dedicato alla consegna di abiti puliti; mentre si aspetta, alcuni preparano e poi offrono una merenda casalinga, tutti fanno due chiacchiere: si condividono speranze e problemi, si scambiano informazioni utili per chi ha bisogno di una mano, qui le parole fanno uscire tutti dall’isolamento.

Tra le attività ci sono la scuola della pace (un bel doposcuola, dove davvero nessuno è straniero, e i bimbi che ne hanno bisogno imparano velocemente la nostra lingua per avere le stesse opportunità degli altri), la scuola di italiano per i ragazzi profughi e tanti lavoratori, le iniziative per gli anziani. «Non è esattamente un volontariato, perché quello che facciamo ha una forma del tutto particolare – testimonia Rossano Baroncini che mette a disposizione le sue capacità di cuoco e ogni Natale sforna decine di teglie di lasagne – per il fatto che non c’è una vera distinzione fra chi aiuta e chi è aiutato, chi è aiutato spesso e volentieri si fa uno che aiuta» . Lo raccontano anche Onwubolu Ifeanyi detto Ify, e Christian, due persone che hanno conosciuto la comunità in momenti particolari della loro vita, e poi si sono uniti a loro volta per dare una mano agli altri. Racconta Ify: «Sono nigeriano, ho 53anni. . A Livorno cercavo un modo di sopravvivere, ho vissuto per strada, ed è lì che ho conosciuto le persone di Sant’Egidio, perché portavano da mangiare a persone che vivevano in strada. Mi sono inserito tra loro grazie ai bravissimi amici Enio e Claudio, mi hanno fatto venire voglia di partecipare e aiutare gli altri. Ho fatto un pranzo di Natale che era bellissimo, mi hanno fatto dei regali. Grazie a questa conoscenza ho sentito che Livorno era la mia città e sono rimasto» .

Christian Ramacciotti ha 40 anni e da sempre vive alla Rosa. «Ho conosciuto alcune persone della Sant’Egidio in un momento difficile, stavo nella mia solitudine, nei miei pensieri. Oggi partecipo alle attività del Centro, porto i pacchi alle famiglie e le cene in strada, e anche quest’anno sarò al pranzo di Natale perché mi sembra di stare con una grande famiglia». Maria Bolla, insegnante elementare in pensione, una delle persone che anima il centro di solidarietà, dice a proposito del pranzo di Natale: «È la più bella esperienza di condivisione e fraternità che io abbia mai fatto perché ti fa vivere questo giorno nella concretezza del messaggio evangelico. È un Natale controcorrente, è un Natale autentico che riempie il cuore di gioia a chi lo dona e a chi lo riceve! Un’’esperienza bella da vivere anche con la propria famiglia, una bella esperienza di vita per i nostri figli!». 

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