Il Tirreno

Livorno

Dario: in futuro i robot al posto di cuori malati

Paolo Dario riceve la laurea honoris causa
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Paolo Dario riceve la laurea honoris causa

Laurea del Campus Biomedico per lo scienziato livornese. «È lui il riferimento della nuova frontiera della ricerca»

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LIVORNO. «Realizzare organi artificiali, a partire dal cuore, che ancora non sappiamo fare»: è questa la prossima sfida della robotica applicata alla medicina. Parola di Paolo Dario, lo scienziato livornese padre della biorobotica, parlando con i giornalisti a margine della cerimonia in cui gli è stata consegnata la prima laurea honoris causa in ingegneria biomedica conferita dall’Università Campus Bio-Medico, l’ateneo promosso a Roma dall’Opus Dei. «Nella Firenze del Cinquecento, – ha poi aggiunto lo studioso livornese – Leonardo, Raffaello e Michelangelo camminavano insieme: era forse quella Firenze meno smart di San Francisco? No, l’importante non è avere città smart bensì cittadini smart». Nella sua lectio magistralis dedicata alle “Nuove frontiere dell’ingegneria biomedica: dalla biorobotica alla bionica e oltre”, l’ingegner Dario, dal cui lavoro è nato il laboratorio allo Scoglio della Regina, ha sottolineato che «sono ormai realtà molti progetti che fino a pochi anni fa erano solo sogni: dalle mani bioniche impiantate a persone amputate, alla possibilità di far camminare persone con lesioni al midollo spinale». L’ha ribadito segnalando che considera il riconoscimento «non tanto a me quanto a quello che la bioingegneria italiana ha costruito fino a oggi: una comunità cresciuta tantissimo e che ha prodotto grandi talenti», coniugando «molto bene scienza e ingegneria», con «un impatto sociale ed educativo a tutti i livelli».

Il professor Dario, docente ordinario della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, è stato definito dal rettore Raffaele Calabrò «il più eminente scienziato italiano nel campo della biorobotica, un settore che ci ha visti protagonisti in questi anni e nel quale stiamo continuando a investire» con attenzione anche alla «ricerca e all’applicazione dei risultati alla salute e alla vita della persona» nel segno dell’unione dei saperi per «fare dell’università il luogo dove l’innovazione diventa strumento a servizio delle persone più fragili».

Il prorettore Edoardo Guglielmelli ha parlato di Dario come di «un pioniere dell’ingegneria biomedica in Italia e nel mondo», riconosciuto a livello internazionale – è stato sottolineato – come «uno scienziato che è riuscito non solo a dimostrare l’utilità della robotica per aumentare la comprensione del funzionamento dei sistemi biologici a partire dal corpo umano, ma anche a tradurre questa conoscenza in applicazioni della robotica in tutte le aree della medicina, dalla diagnostica alla chirurgia fino alla riabilitazione».
 

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