Gioco
Da 120 giorni aspettava il risultato del pap-test: era in un cassetto dell’Asl
La denuncia di una nostra lettrice che aveva fatto l’esame il 28 luglio: «Mi rimpallano con delle scuse». Il Tirreno chiama l’Asl che trova il referto
LIVORNO. 120 giorni per avere la risposta del pap-test di controllo post tumore. Dal 28 luglio, quando si sottopose all’esame, al 27 novembre, quando - grazie alla segnalazione del caso al Tirreno - l’Asl l’ha finalmente contattata e le ha comunicato che il referto era pronto e che per fortuna il risultato era negativo.
È la disavventura vissuta da una nostra lettrice, Roberta Giacomini, 62 anni, residente a Stagno.
I suoi esami erano andati persi, rimasti impantanati da qualche parte nei tanti viaggi che il campione di cellule prelevato dal suo utero aveva fatto: dal distretto di Collesalvetti all’ospedale di Livorno, poi al laboratorio di analisi di Viareggio, poi all’anatomia patologica di Livorno. Da lì il referto è andato alla segreteria screening di via Impastato, poi a Ginecologia e di nuovo alla segreteria screening.
Nel frattempo la signora Giacomini attendeva una chiamata o una lettera: in questo tempo ha anche più volte telefonato al Corat ma nessuna delle addette che le hanno risposto si è mai presa a cuore la sua situazione, né ha mai pensato all’angoscia di una donna che ha avuto un cancro, l’ha superato ma deve controllarsi ogni anno nel cosiddetto percorso di follow-up. «Mi hanno sempre risposto che c’erano stati dei ritardi - racconta la signora Giacomini -, si sono sempre giustificati dicendo che l’iter era cambiato e i campioni non vanno più al laboratorio di Livorno ma fanno un giro pesca, da Firenze a Lucca e poi tornano qua. E io aspettavo una lettera che non arrivava. È vergognoso che un test di prevenzione abbia questi tempi lunghi: una settimana in più per una donna può fare la differenza».
Esasperata da questo ritardo Roberta Giacomini lunedì 26 ha chiamato il Tirreno. Noi abbiamo fatto le nostre verifiche con l’Asl, che in meno di 24 ore ha risolto il caso.
Che cosa era successo? «La signora aveva fatto il test il 28 luglio - spiegano dall’azienda -. A settembre alla segreteria screening si sono accorti che la seduta di quel giorno non era arrivata dall’anatomia patologia. Per fortuna c’era solo un follow-up, mentre gli altri esami avevano seguito il percorso corretto. È stato richiesto il risultato, ma non si è pensato a quel punto di accelerare il percorso di invio del referto al ginecologo per recuperare il tempo perduto. E così siamo arrivati a 4 mesi. Ce ne scusiamo con l’utente».G.C.
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