Il Tirreno

Livorno

L'addio a Franco Freschi: «Con cuore e passione ha cucinato un cacciucco “Da 11”»

Federico Lazzotti
L'addio a Franco Freschi:  «Con cuore e passione ha cucinato un cacciucco “Da 11”»

Livorno, il titolare della trattoria aveva 71 anni e si è spento nel reparto di cure palliative. La sua cucina era apprezzata dai vip: Virzì al termine di una cena si mise a fare una vignetta celebrativa

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LIVORNO. Si racconta che il regista Paolo Virzì, al termine di una cena – ovviamente a base di cacciucco e vino rosso – chiese al cameriere foglio e pennarello e si mise a disegnare a uno dei tavoli della trattoria. Il risultato di quel simpatico fuori programma è una vignetta conservata dalla famiglia Freschi come una reliquia del gusto: c’è un polpo appoggiato su un piatto stilizzato e una serie di frutti mare intorno. E poi la scritta: «Solo qui trovi il cacciucco». Con una cicala che dalla casseruola alza la testa e risponde in livornese: «Dé no, sputaci...».

Era il marzo del 2012 e dietro a quel capolavoro della ristorazione c’erano la passione, la testa e il cuore di Franco Freschi. Era stato lui, dodici anni prima, ad avere un’intuizione azzeccata: rilevare insieme alla moglie Vittoria e ai due figli Fabiano ed Emiliano la trattoria “Da 11”, in via Bassa, una stradina nel cuore del quartiere Pontino per farne «uno dei paradisi del cacciucco», come era stato definito da clienti ed esperti. Freschi se n’è andato nella notte di lunedì 26 novembre a 71 anni nel reparto di cure palliative dell’ospedale di Livorno. «Babbo è scomparso dopo undici giorni di ricovero quando mancavano undici minuti alla una», racconta il figlio Fabiano che gli è rimasto accanto con il fratello fino all’ultimo.

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Ma è guardando indietro che nel ricordo del figlio riaffiorano orgoglio e sorrisi. «A quel locale – va avanti – sono legati i migliori anni della nostra vita». Sì perché nel tempo la trattoria era diventata un simbolo della livornesità: sciarpe e bandiere amaranto alle pareti e le locandine del Vernacoliere lungo il corridoio, tanto da essere una delle mete preferite dai vip che si esibivano in città. «Oltre a Virzì – prosegue – abbiamo avuto a cena Giorgio Panariello, Rocco Papaleo, Irene Grandi. E poi clienti fissi sono stati Bobo Rondelli e Leonardo Fiaschi». Per la famiglia Freschi non sono stati solo successi. «Nel 2010 quando è scomparsa mamma – ammette Fabiano – sono iniziate le difficoltà, perché era lei che riusciva a tenerci uniti. Ma dopo un momento buio ci siamo ripresi e fino alla chiusura, un anno e mezzo fa, siamo andati avanti».

E dire che Franco non era certo nato ristoratore, anzi. «Mio padre – prosegue – era entrato a lavorare in cantiere. E lì per tutti i colleghi era Ciuccino, soprannome che aveva ereditato da mio nonno». Dal porto, poi, negli anni Novanta, si era spostato dietro al bancone del bar Livorno, in piazza Sforzini, che aveva gestito con il cugino Raul, oggi proprietario del bar forum, nella Venezia. «Da quando aveva lasciato l’attività e scoperto la malattia ha cercato fin dove era possibile di godersi la vita: frequentava il mercato centrale dove comprava le cose che più gli piacevano, in particolare il prosciutto di Parma. Diceva: “Meglio pochino ma bono”». E con lo stesso spirito, la domenica, andava a pranzo al Cisternino da Aurelio e si faceva preparare la bistecca, forse perché di pesce ne aveva visto abbastanza. «Adesso il nostro sogno – concludono i figli – è quello di riaprire il ristorante».

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