Il Tirreno

Livorno

«Rio Maggiore più sicuro se scorre a cielo aperto, ma vogliamo garanzie»

Matteo Scardigli
«Rio Maggiore più sicuro se scorre a cielo aperto, ma vogliamo garanzie»

I residenti promuovono il progetto con lo “stombamento” e il nuovo percorso Restano le preoccupazioni per la manutenzione e la pulizia del corso d’acqua

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Una soluzione per il rio Maggiore, per scongiurare un'altra alluvione mortale come quella che si abbatté sulla città nella notte fra il 9 e il 10 settembre 2017, andava trovata.

Ad indicarla è stato Enrico Rossi, governatore della Toscana e commissario straordinario per l'alluvione, che ha presentato il progetto per lo stombamento del corso d’acqua: scorrerà a cielo aperto da via Cattaneo a Barriera Margherita (rimarrà sotto il viale Italia) per sbucare all’aperto di nuovo dentro l'Accademia poco prima della foce. Il Tirreno, dopo aver pubblicato il progetto, ha seguito il futuro percorso del rio per incontrare i livornesi che vivono e lavorano nella zona (frequentata da tanti livornesi per la presenza degli impianti sportivi).

La prima tappa è nei pressi del ponte di via Cattaneo, nel vivaio Biricotti che quella terribile notte fu colpito in pieno dal rigetto di acqua e fango (il rio Maggiore passa proprio lungo il loro terreno), per incontrare i due fratelli titolari Giovanni e Paolo Biricotti: «Noi ci troviamo qui (indicano un punto sulla mappa del Tirreno di poco fuori dall'immagine, ndr). E l'ondata di ritorno che colpì l’azienda, distruggendo quasi tutti i fiori e le piante e rischiando di mettere in ginocchio la nostra attività, venne fuori proprio da sotto quel ponte», ricordano entrambi, scorrendo con il dito lungo la cartina tracciata sulla pagina del giornale. Poi Giovanni, il maggiore dei due, aggiunge: «Ricordo una vita fa, quando avevo 13 anni e vennero a tappare tutto; eravamo tutti contenti perché fu una grande novità, che davanti ai nostri occhi trasformava il fiume in una strada, e si poteva passare dall’altra parte. Quell’intervento allora fu fatto, si disse, per mettere in sicurezza la zona; e quello di oggi, si dice, è necessario per lo stesso motivo. Allora ci siamo sentiti più tranquilli, ma poi è arrivata l’alluvione - e chiude -, domani ci sentiremo di nuovo più tranquilli, ma non abbasseremo la guardia».

In via Salvator Allende, nei pressi dello stadio Armando Picchi, riuniti intorno ai tavolini del bar Baraonda, ci sono Paolo Murziani e il suo gruppo di vecchi amici: «Ai nostri tempi qui tutto intorno c'erano solo i campi con il rio che scorreva nel mezzo. Ormai passiamo di qui da una vita per andare alla Baracchina Rossa, la nostra meta di ritrovo abituale, e negli anni abbiamo osservato tutti i cambiamenti. In questi mesi abbiamo letto prima del progetto iniziale con cui si voleva spostare il corso d'acqua attraverso il campo scuola, tagliando attraverso l’ippodromo, e ora di questo. È difficile valutare, ma secondo noi l'importante è trovare una soluzione perché ciò che è successo non si ripeta: quella famiglia sul viale Nazario Sauro (i Ramacciotti, ndr) non doveva morire. In ogni caso – sottolinea Murziani – sarà fondamentale fare la manutenzione periodica al letto del rio e sugli argini, altrimenti si intaserà di nuovo e sarà stato tutto inutile».

Dall’altro lato del piazzale, che durante i giorni dell'emergenza fu utilizzato dai mezzi coordinati dalla protezione civile come discarica per i materiali di riporto (con Il Tirreno che raccolse le proteste dei residenti, preoccupati per i rifiuti speciali scaricati dai camion), passeggiano Gabriella Bondi e Matteo Nonni, zia e nipote a spasso per il loro quartiere tenendo i cani al guinzaglio: «Con il rio stombato e l'acqua che tornerà a passare a cielo aperto al posto della strada, mi piace immaginare che anche questa zona diventerà come il quartiere della Venezia; sarà tutto molto bello, perché credo che Livorno sia una città dal carattere lagunare» commenta lei. E lui di rincalzo: «Però, a differenza della Venezia, una volta realizzato il canale bisognerà tenerlo pulito; non come i fossi, che noi giovani per primi sporchiamo con le bottiglie. Serviranno manutenzione e controllo, comunque – precisa Nonni – ogni intervento che permetta a Livorno di non andare sotto ogni volta che piove, con il traffico cittadino paralizzato da due gocce d’acqua, va più che bene».

In via Toti infine, dove il rio Maggiore tornerà a scorrere sotto le finestre dei tanti residenti com’era prima degli anni Settanta, è tornato anche Graziano Corrias: «Sono nato e cresciuto qui quando c'erano le zanzare e i cattivi odori che venivano su dal letto del rio, e oggi ci sono tornato. Conoscevo di vista la famiglia Ramacciotti, e per ciò che è successo loro e per altri motivi questa alluvione è stata un trauma per il quartiere, con il canale che ha fatto da imbuto».

Poi prosegue: «Io lavoro sulle navi e non mi intendo di queste cose, e non so dare un parere tecnico sulla fattibilità e sull'impatto che progetto potrà avere al fine di scongiurare un altro disastro. Però mi auguro che le persone che lo hanno studiato e redatto abbiano pensato bene a come investire tanti soldi in un intervento così grande e per giunta invasivo. Noi residenti, dal canto nostro, passeremo volentieri sopra alle zanzare e ai cattivi odori – conclude Corrias –, se avremo in cambio la sicurezza che le contromisure per un evento eccezionale come l'alluvione ci salveranno la vita».

La gara d’appalto per i lavori partirà a dicembre, il taglio del nastro degli interventi di escavazione veri e propri invece avverrà entro marzo. Così almeno è stato promesso ai livornesi. —



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