Il Tirreno

Livorno

Sosta, i residenti contro la lettera da ripagare: «Una grande beffa»

Enrico Paradisi
Irene Giacalone accanto all'auto multata
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Irene Giacalone accanto all'auto multata

Livorno, gli abitanti del centro protestano per la decisione del Comune: «Con gli stalli blu non riusciamo più a parcheggiare, il contrassegno è solo una tassa»

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LIVORNO. «Una tassa iniqua, una vicenda paradossale». Basta fare due passi nella zona del mercato per raccogliere i pensieri in libertà (pesanti come macigni) degli abitanti della zona C e D, tutti rivolti a quella che definiscono l’ultima beffa: il “regalino di Natale”, dicono ironicamente riferendosi alla rinnovata richiesta di pagamento della lettera per il posteggio auto residenti decisa dal Comune.

Non serve uno scienziato per cogliere l’umore di chi, già tartassato dalla manovra stalli blu, che ha ridotto i posti auto disponibili, si trova ora a dover pagare per un servizio che non c’è. La prima beffata, è beffata due volte. Irene Giacalone, residente in zona C, è appena uscita di casa e ha già raccolto la seconda multa in un mese dal parabrezza della sua auto posteggiata in via di Franco, in uno spazio che fino alle 14.30 sarebbe riservato ai commercianti, ma che ieri mattina era invaso da auto di residenti. «La situazione è drammatica – attacca – con la nuova segnaletica hanno ridotto i posti e ci troviamo costretti a parcheggiare a malincuore dove possiamo, rischiando di prendere multe. Per di più ora dobbiamo pagare per avere un servizio che non c’è, senza alcuna garanzia di trovare posto».

All’incrocio con via San Francesco, Alfredo D’Abronzo, residente in via Piave, è a spasso con il cane ma risponde con prontezza: «È assurdo pagare la lettera. Da quando hanno ridotto del 40% le soste non si trova più posto». Altri due passi e ci si imbatte in Paolo Cascinelli, reduce dalla commissione consiliare che lo ha deluso: «Dopo il danno la beffa», esordisce senza giri di parole il leader del comitato dei residenti: «Far pagare una tassa e togliere servizi è un misto di sadismo e masochismo. Stanno facendo stufare la gente perché non danno contropartite». Girando l’angolo ecco Carlo Di Santo, che abita in via Chiarini e che si sta avvicinando alla sua auto: «Quando esco dal lavoro mi tocca girare un’ora e mezzo, quando va bene. Prima almeno il posto lo trovavi, ora non più e appena ti avvicini alla portiera c’è subito qualcuno che ti chiede se vai via. Sta diventando una psicosi». E sul pagamento della lettera: «Mi verrebbe da dire che è una c…ta: pagare per avere il diritto di non parcheggiare».

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Arrabbiato chi rientra tardi dal lavoro come Michela Nannipieri: «Adesso è impossibile trovare posto. Sei costretto a mettere la macchina in divieto. Per non parlare del pomeriggio: perdi più tempo e benzina... e ora mi chiedi i soldi? È una barzelletta utile solo per far cassa e multe». Per Germana Mazzei, di via San Francesco, «nelle Ztl si dovrebbe ridurre il traffico, invece ora la situazione è peggiorata. Poi si paga per un servizio che non c’è: un’ulteriore tassa indiretta, come se ce ne fossero poche». Anche Sonia Giaconi che abita nel palazzo vicino è amareggiata: «A me tocca parcheggiare sotto casa di mia figlia, in via dei Mulini, e dovrei anche pagare?». Domenico Virduci, ferroviere in pensione, di trasporti se ne intende. «Ho due auto, sa quanto mi costa? Ma ora a maggio si vota e questi vanno a casa». «È una tassa iniqua – gli fa sponda Ivo Renzi, pensionato che abita in via Piave – è un mese che ho la macchina ferma perché ho paura di non ritrovare il posto, tanto che stacco la batteria e la porto a ricaricare».

Poi ci sono residenti come Gianluca Boirivant che in via San Francesco con due figli piccoli dice di fare i salti mortali: «Siamo in 4 con due bambini, il giorno è un incubo: dobbiamo darci il cambio e poi girare per ore per trovare posto. Il pagamento? Con gli stalli blu ha poco senso: visto che la cosa più grave è che adesso entra di tutto e nessuno fa le multe». «Si paga volentieri tutto – dice Andrea Ghezzani – ma ora questo provvedimento ha poco senso, visto che il servizio non c’è più. Altrimenti diventa una tassa, che è una cosa diversa». Franco Menicucci fa un po’ il filosofo e mentre si interroga sul fatto che sostare sia un diritto, scaglia l’ultima pietra: «Se vai a cena fuori o a trovare un amico sei rovinato e ci tocca pure pagare». —
 

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di Redazione web