Il Tirreno

Livorno

Sequestrate 13 tonnellate di rifiuti sul piazzale: le accuse

Sequestrate 13 tonnellate di rifiuti sul piazzale: le accuse

Collesalvetti, nei guai lo stabilimento Sniap: i carabinieri del nucleo ecologico scoprono fanghi, pitture e solventi stoccati in modo irregolare

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COLLESALVETTI. Per i carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Grosseto quel deposito di rifiuti all’interno dei piazzali della Sniap – una azienda che si occupa della produzione di manufatti in vetroresina per l’allestimento di carrozze ferroviarie – rappresentano qualcosa di pericoloso e comunque non autorizzato, al di fuori delle regole del settore. Nel pomeriggio di giovedì scorso, secondo quanto riferisce il Comando carabiniri per la tutela ambientale, i militari dell’Arma hanno compiuto una ispezione nella sede dell’azienda che si trova nel territorio municipale colligiano: al fianco dei carabinieri del Noe, i militari di Collesalvetti e i tecnici del dipartimento Arpat di Livorno.

Il materiale era stoccato in modo irregolare, a giudizio degli investigatori, in violazione delle norme tecniche che disciplinano il deposito temporaneo dei rifiuti. I carabinieri hanno denunciato il rappresentante legale dell’azienda – una delle realtà industriali più rilevanti del territorio di Collesalvetti – con una doppia accusa: da un lato, il deposito incontrollato di rifiuti speciali, pericolosi e non; dall’altro, le emissioni in atmosfera non autorizzate.

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Sono queste le due ipotesi di reato messe sotto i riflettori nell’operazione condotta dai carabinieri: hanno proceduto al sequestro di circa 13 tonnellate di rifiuti speciali (pericolosi e non), che sono stati ritrovati stoccati in 39 fusti e 22 “big bags” sui piazzali dello stabilimento. Stiamo parlando – sempre secondo le accuse – di qualcosa come «4.680 chilogrammi di fanghi prodotti dalla rimozione di pitture e vernici, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose», ma anche di «4.500 litri di sospensioni acquose contenenti pitture e vernici con solventi organici o altre sostanze pericolose» e di «4.000 chilogrammi di assorbenti, materiali filtranti (inclusi filtri dell’olio), stracci e indumenti protettivi, contaminati da sostanze pericolose, polveri e particolato di metalli non ferrosi».

Inoltre, secondo quanto viene riferito, gli stessi carabinieri hanno accertato che «in uno dei due capannoni dell’azienda erano stati installati e messi in esercizio impianti per lo stampaggio, carteggiatura e rifinitura, applicazione del “gelcoat” e verniciatura dei manufatti, collegati a sei punti di emissione in atmosfera per i quali non era stata mai chiesta la specifica autorizzazione alle competenti autorità amministrative». Vale la pena di sottolineare che al sequestro penale probatorio dei rifiuti si è aggiunto il sequestro preventivo degli impianti in questione (così come dei relativi punti di emissione): gli investigatori spiegano di averlo fatto per «impedire ulteriori conseguenze per l’ambiente».

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di Redazione web