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Cilp: cresciamo nelle auto e ora puntiamo anche sui project cargo

Cilp: cresciamo nelle auto e ora puntiamo anche sui project cargo

La società neta dall’alleanza fra portuali e Neri-Negri si ricapitalizza: il traffico di vetture aumenta ogni anno in percentuali a doppia cifra 

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LIVORNO. Per attestare la concordia fra i soci di una impresa non esiste modo migliore che mettere insieme mano al portafogli: ricapitalizzare è la strategia di chi vuol rimettersi in carreggiata e «smentire categoricamente con i fatti» il gossip che accreditava dissidi. E’ accaduto alla Cilp, la società nata un milione di anni fa dall’intuito di Italo Piccini dopo lo scossone dei decreti Prandini e ora fifty-fifty fra la tradizione cooperativa della Compagnia portuale e la solidità aziendale di due imprenditori privati come Piero Neri e Luigi Negri, livornese l’uno e sassarese-genovese l’altro (quest’ultimo approdato a Livorno negli anni in cui è stato l’uomo forte di Tdt, prima di vendere ai due fondi internazionali).

La novità arriva dalla crescita del traffico di auto nuove: dal 2015 è aumentato con percentuali in doppia cifra e ora si attesta sulle 340mila vetture all’anno, centomila in più di appena tre anni fa. «E per il prossimo anno abbiamo in previsione un incremento ancor più importante», dice il presidente Marco Dalli.

La crisi dell’auto che azzoppa il mercato? «In realtà, al contrario – insiste l’amministratore delegato Corrado Neri – c’è un incremento dei flussi di auto nuove di provenienza extraeuropea. Il nostro mercato si estende fino al Nord Est, adesso c’è da “bucare” le Alpi: l’interesse dei grandi costruttori tedeschi c’è. Se finora non l’abbiamo spuntata è per un deficit infrastrutturale: la mancanza di ferrovia. Ma so che l’Authority ha un progetto importante».

Adesso la Cilp conta 120 dipendenti diretti e un’ottantina di indiretti (soprattutto della Compagnia) con un indotto di quaranta autotrasportatori che si occupano di prodotti forestali. «Rappresentiamo all’interno del porto una delle poche presenze di rilievo che abbiano mantenuto un legame strutturale con il territorio», segnala Dalli precisando che «questo non è un aspetto trascurabile». Anche perché stiamo parlando – dice – della «seconda realtà per fatturato dopo Tdt, leader in campo nazionale per auto e forestali».

Già, perché non ci sono soltanto le auto. I forestali – affermano Dalli e Neri – rappresentano un traffico in crescita, con la possibilità anche di un diverso collocamento del nostro territorio nella geografia internazionale delle direttrici di questa merce. Il motivo? I grandi operatori hanno la tendenza a far viaggiare navi e carichi sempre maggiori, ma questo significa che hanno bisogno di poli di smistamento dai quali reimbarcare il prodotto su navi più piccole. Cilp fa 900mila tonnellate annue e vede nel tandem Livorno-Piombino la possibilità di far aumentare le ricadute sul territorio.

E’ comunque su quelle aree che la Cilp vuol sviluppare un nuovo tipo di traffici. In ballo – viene sottolineato da Neri - c’è l’arrivo degli “scheletri” delle carrozze ferroviarie Hitachi da spedire poi in Inghilterra dopo esser state completate all’ex Breda di Pistoia, si potrebbe allargare i compiti ad altre lavorazioni post-fabbrica. Non solo: ci sono anche i vagoni della metropolitana di Atlanta e quelli di Miami.

Sono i project cargo: compresi pezzi di impianti destinati a piattaforme petrolifere («abbiamo già lavorato 4 navi, ne abbiamo in lista almeno altre sei»). La Cilp ricorda di aver spedito via mare 32 pezzi da 140 tonnellate l’uno provenienti dallo stabilimento Albizzati, senza contare gli 8 yacht di oltre cento tonnellate spediti “dentro” specifiche navi. —



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