Gioco
Raddoppia lo stipendio del direttore del Teatro Goldoni
Livorno, Leone firma fino al 2021: «Bei risultati e negli altri teatri prendono di più». Bruciati (Bl) attacca: «Ma così lo hanno blindato a sei mesi dalle elezioni»
LIVORNO. Marco Leone resterà al timone del Goldoni per altri tre anni. Direttore generale fino al 14 ottobre del 2021. Con lo stipendio raddoppiato: da 36mila a 68mila euro lordi all’anno, come si legge nel contratto che ha firmato pochi giorni fa, dopo avere «conseguito ottimi risultati e avviato un proficuo percorso che richiede oggi continuità di direzione».
Diciamolo subito: i 36mila euro lordi che nel 2015, in pieno slancio 5 Stelle, Leone aveva accettato per dirigere il palco della città non sono una somma che fa girare la testa, anzi, se paragonata agli stipendi dei dirigenti di altri teatri simili. Ma a sollevare oggi la polemica politica è soprattutto il fatto che questo rinnovo per tre anni – con una sorta di clausola salva compenso – arriva a ridosso delle elezioni che decideranno il nuovo sindaco.
Lo ripete Marco Bruciati, il capogruppo di Buongiorno che ha appena firmato un atto che finirà sui banchi del consiglio comunale: nel contratto che porta la firma di Leone e del sindaco Filippo Nogarin, in qualità di presidente della Fondazione Goldoni, si dice che se “ dovesse cessare per ragioni non imputabili a dolo o colpa grave, il compenso previsto per la durata triennale dell'incarico sarà integralmente corrisposto, fatto salvo quanto già percepito per il medesimo periodo dal collaboratore”. «Questo – interviene Bruciati – vuol dire che se a giugno 2019 il nuovo sindaco avrà la necessità di cambiare i vertici della Fondazione, cosa legittima considerando il tipo di nomina, dovrà comunque corrispondere a Leone circa 140mila euro. Una scelta vergognosa che neanche il Pd dell’ultimo mandato aveva avuto il coraggio di fare».
Bruciati scuote la testa anche di fronte al nuovo stipendio: «Una cifra che, se da una parte rientra nella media dei compensi dati a figure simili in giro per l’Italia, dall’altra è eccessiva per un ente che ancora deve affrontare una situazione debitoria non semplice». Ma attacca soprattutto sulla durata del contratto: «Considerando la natura politica della nomina (la maggioranza del Cda è fatta da membri del Comune) e le imminenti elezioni, sembra più un tentativo di assicurarsi una cospicua buona uscita in caso di nuova amministrazione che di dare continuità a un percorso». BL chiede quindi al sindaco di rivedere il contratto e di allungarlo per ora di un solo anno, alle condizioni del 2015.
Leone e non ci sta. «Il minimo che prende un direttore di un teatro di tradizione in Italia – risponde al Tirreno – è sui 90mila euro, perché inquadrato come dirigente». Perché allora all’inizio ne aveva accetti 36mila? «Perché era un’avventura. E perché mi sembra giusto che prima si dimostri se le cose si sanno fare oppure no. Passati tre anni, si stratta di avvicinarsi a quello che è l’inquadramento a livello nazionale».
«Sono sereno», ripete: «Prima di sollevare polemiche invito ad andarsi a guardare quali sono gli stipendi dei direttori generali in Italia, sono ancora uno dei meno pagati...». E sul compenso da corrispondere lo stesso in caso di interruzione anticipata del contratto controbatte: «È normale, io non sono una figura politica, non sono un assessore, ma il dirigente di una struttura che è un ente di diritto privato e ha un cda che decide in sua autonomia». Dove comunque tre membri su cinque sono sindaco, vicesindaco e capo di gabinetto del sindaco. «L’obiettivo quando sono entrato – conclude – era di far uscire il teatro dall’isolamento nazionale e internazionale, e di riconnetterlo con la città. Credo di esserci riuscito, un esempio è l’esperienza di Scenari di Quartiere: un atto di amore verso la città». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
