Gioco
Avvocati penalisti in “sciopero” processi bloccati fino a venerdì
Scattata ieri l’astensione dalle udienze contro l’abolizione della prescrizione «Significa allungare all’infinito i tempi di accertamento del procedimento»
LIVORNO
È iniziata ieri l’astensione degli avvocati penalisti dalle udienze, che durerà per tutta la settimana, fino a venerdì.
La mobilitazione è stata decisa dalla giunta dell’unione delle camere penali italiane «in difesa della Costituzione», come è stato spiegato ieri durante una conferenza stampa in tribunale a cui hanno partecipato gli avvocati Ettore Puppo, Gioia Napolitano, Nando Bartolomei, Aurora Matteucci, Francesca Galiuto e Francesco Agostinelli.
Nel mirino dei penalisti c’è l’emendamento governativo, inserito nel disegno di legge «definito impropriamente spazza corrotti», che ha fermato la prescrizione alle sentenze di primo grado, siano esse di condanna che di assoluzione.
«Più che riforma sarebbe meglio chiamarla controriforma - hanno sottolineato i legali livornesi -. Innanzitutto c’è una questione di metodo. Non si fa una riforma di questo genere con un blitz in commissione inserendo, all’ultimo momento, all’interno dell’elaborato normativo di tutt’altra materia – repressione ai reati contro la pubblica amministrazione - un emendamento di questa portata e natura senza un preventivo approfondimento con le parti interessate al processo: magistratura ed avvocatura».
Ma oltre al metodo è la sostanza del provvedimento che non convince le camere penali. «Si è di fatto proceduto ad un vero e proprio annientamento di un istituto presente in tutti gli ordinamenti in ogni epoca storica - sottolineano gli avvocati -. L’attuale sistema di prescrizione risale – come impianto base al codice Rocco del ’30 - in un epoca in cui si prestava scarsa attenzione alle garanzie degli imputati, eppure anche in quell’epoca si riteneva che il passaggio del tempo facesse perdere l’interesse della collettività alla repressione dei reati. Alle ragioni di ieri si devono aggiungere ragioni di tutela della persona coinvolta nel processo penale che deve intendersi presunto innocente sino all’ultimo grado di giudizio».
Al centro della questione c’è la tutela degli imputati: «Annullare la prescrizione significa allungare all’infinito i temi di accertamento del processo - spiegano gli avvocati durante la conferenza stampa -. Senza il pungolo della prescrizione i processi di appello e cassazione potranno essere fissati senza una scadenza precisa anche a distanza di molti anni dalla sentenza di primo grado e a distanza di moltissimi anni dalla commissione dei fatti».
Il rischio è che «il povero cittadino/imputato che avesse la sventura di incappare in un processo penale si troverebbe nella scomoda posizione di rimanere in sospeso per un numero imprecisato di anni prima di conoscere la propria sorte».
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
