Gioco
La città saluta Valter Nebbiai uomo onesto che amava Livorno
San Jacopo gremita, in 400 per l’addio all’ex assessore Il ricordo di Don Luca: «Aiutava i poveri senza raccontarlo»
LIVORNO
«Tante volte Valter mi ha raccontato della sofferenza che gli provocava una cosa: pensare che qualcuno ritenesse che lui non era onesto. Questa era una sensazione terribile per lui. E oggi voglio dirgli “guarda, Valter, tutti ti riconoscono non solo l’intelligenza, non solo la capacità, ma anche una grande onestà”».
L’applauso della chiesa di San Jacopo colma fino alla scalinata esterna, alle parole di Alessandro Cosimi al termine della messa funebre celebrata da monsignor Ivano Costa e da don Luca Giustarini, è la fotografia di quanta stima non solo professionale e politica, ma anche umana, Valter Nebbiai riscuotesse nella sua Livorno.
Se ieri Nebbiai avesse visto la chiesa gremita, gli occhi lucidi, la commozione di chi c’era, avrebbe capito che davvero quell’episodio che gli aveva cambiato la vita, quell’avviso di garanzia che da quasi tre anni pendeva sulla sua testa senza sfociare in niente, non aveva scalfito la sua dignità nell’immaginario della città.
Quattrocento persone hanno voluto essere presenti per portargli l’ultimo saluto e per stringere in un abbraccio la figlia Cecilia e la moglie Paola. Gente comune, quelli con cui lui si fermava spesso a parlare camminando per le vie del centro e che - amava raccontare - gli dicevano “forza Nebbiai, vai avanti”, e tanti, tantissimi volti noti di Livorno. La classe dirigente del passato, quella con cui era cresciuto sotto lo scudo crociato della Dc e con cui dopo anni di opposizione aveva preso in mano le chiavi della città, Giorgio Kutufà, Fabio Del Nista in lacrime, Beppe Batini, l’amico diventato avvocato di fiducia, Rocco Martorano, Angelo Mancusi, Maurizio Scatena, e quella con cui le strade si sono incrociate quando il mondo è cambiato, è nato l’Ulivo e poi il Partito Democratico Marida Bolognesi, Gianfranco Simoncini, Jari De Filicaia, gli amici del mondo cattolico Gianni Giannone, Beppino Mancini, gli ex colleghi di giunta Mario Tredici, Maurizio Bettini, Carla Roncaglia e Gabriele Cantù. E poi gli imprenditori Piero Neri, Andrea Palumbo, l’amico di sempre Paolo Contesini, con cui lo legava la passione per la Pallacanestro Livorno e per il basket, e non a caso c’era anche Massimo Faraoni. In mezzo alla folla l’ex segretario comunale Antonio Salonia, Giorgio Zingoni, l’ad di Asa Ennio Trebino, il dirigente Leonardo Gonnelli, l’ex direttore sanitario dell’Asl Maria Grazia Rastelli, gli ex dirigenti del Comune Fabio Canaccini e Paola Meschini, il consigliere regionale Francesco Gazzetti. E tanti altri ancora tra esponenti politici, di associazioni e semplici cittadini: impossibile citarli tutti.
Dell’attuale consesso politico Pietro Caruso, Andrea Raspanti, Elisa Amato, il presidente del consiglio comunale Daniele Esposito.
Un’assenza non è passata inosservata, nel giorno dell’addio ad un personaggio che non era solo l’esponente di un partito ora all’opposizione, ma che sempre ha vissuto i suoi incarichi con spirito di servizio di uomo delle istituzioni: nessuno dell’attuale giunta guidata da Filippo Nogarin si è presentata in chiesa. Nè è stato notato un gonfalone della città che Nebbiai ha amministrato per lunghi anni.
Don Luca ha raccontato di quando da assessore saliva a Montenero a ricaricarsi, davanti all’immagine della Madonna, e di come si emozionasse davanti alle storie di povertà. Sensibilità verso i poveri, impegno politico improntato sui valori cristiani ereditati da don Sturzo, e fede, anche nel momento della “prova” (la recente grave malattia che aveva superato, ndr): questi i tre elementi attorno a cui è ruotata la vita pubblica di Nebbiai, ha ricordato il parroco di Montenero, svelando un’abitudine di carità verso i meno abbienti che Valter praticava nell’ombra, senza che nessuno sapesse, neanche i familiari.
Il vescovo Simone Giusti, assente da Livorno, ha inviato una lettera: «Carissimo Valter, oggi è un giorno triste ma bello. Triste perché te ne sei andato via improvvisamente lasciando nello sconforto tutti i tuoi cari e i tuoi amici. Un giorno bello perché tutti i media hanno detto qualcosa a cui tu tenevi tantissimo e per cui hai sofferto non poco: la tua competenza e la tua onestà».
«Fino all’ultimo Valter ha voluto dimostrare l’amore per questa città con quell’intervista a cui teneva tanto, pubblicata postuma sul giornale - ha ricordato Kutufà -. Mi sento di salutarlo con le immortali parole di San Paolo: hai combattuto una buona battaglia, hai terminato la tua corsa hai conservato la fede. Ciao Valter».
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