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Sentenza definitiva, l'imprenditore Doveri in carcere
Livorno, deve scontare 5 anni di reclusione. L’avvocato: «Ha i requisiti per tornare a casa: farò subito l’istanza»
LIVORNO. Quando i carabinieri hanno suonato al campanello del suo appartamento, nella zona di via Goito, Giuseppe Doveri non c’era. Così lo hanno chiamato al cellulare per avvisarlo. «Dobbiamo portarla in carcere», hanno detto. L’imprenditore da giorni sapeva di questa possibilità e in qualche modo era preparato, come conferma il suo avvocato Davide Lera. «Da quando la sentenza di condanna a sei anni e nove mesi è stata confermata dalla Cassazione sapevamo bene che sarebbe stato preso questo provvedimento».
Doveri, infatti, deve scontare una pena residua a cinque anni e due mesi di reclusione che si riferisce al primo dei due processi di cui è stato protagonista per una serie di reati finanziari.
In particolare questa sentenza riguarda la vicenda iniziata nell’aprile del 2012 quando la finanza si presentò alla villa liberty di via Montebello 101 per sequestrare l’immobile per una maxi evasione fiscale. Da quel giorno è stato un susseguirsi di colpi di scena: dal primo arresto di Doveri, avvenuto una settimana più tardi dopo un viaggio all’estero, al ritrovamento di armi, passando per il fallimento della Turmar, società capofila del suo impero, fino all’arresto bis dell’imprenditore colpevole di essere “evaso” dai domiciliari per prendere le buste della spesa sul pianerottolo di casa. Dalla settimana scorsa, quando l’imprenditore è stato portato nel carcere delle Sughere è iniziato parallelamente un percorso giuridico per cercare di far restare Doveri il meno possibile in cella.
«Si tratta di una persona che ha più di settant’anni (li ha compiuti il 21 luglio scorso) – spiega il suo legale – non è recidivo e quindi ha tutti i requisiti per accedere alla normativa (la cosiddetta salva Berlusconi ndr) che prevede per questi soggetti la possibilità di avere la detenzione domiciliari».
Ma come spiega l’avvocato questa possibilità non è automatica, bensì deve passare attraverso la valutazione del giudice di sorveglianza.
«Il comma – va avanti Lera – è chiaro, e al suo interno è scritto che i domiciliari sono una possibilità che va richiesta dopo che il mandato di cattura è stato eseguito. E non prima. Ecco perché stiamo preparando un’istanza al giudice nella quale presenteremo la situazione e chiederemo il trasferimento ai domiciliari».
Se la richiesta venisse accolta, Doveri verrebbe immediatamente scarcerato. Ma sul suo futuro c’è un’altra spada di damocle. E riguarda la seconda sentenza che tra qualche tempo potrebbe passare ingiudicata. In primo grado – le accuse riguardavano la bancarotta fraudolenta della International Camping Etruria srl, la società che gestiva l’omonimo campeggio nella zona di Castagneto Carducci – era arrivata una condanna a sei anni e quattro mesi.
«In sede di una eventuale esecuzione della pena – conclude l’avvocato – sarà fatto un ricalcolo visto che molti dei reati contestati sono in continuazione». —
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