Il Tirreno

Livorno

Dai conti alla politica, i mondi di Nebbiai: "Addio Valter, uomo perbene"

Federico Lazzotti
Dai conti alla politica, i mondi di Nebbiai: "Addio Valter, uomo perbene"

Livorno, si è spento a 68 anni nella sua casa di Antignano, stroncato da un infarto  Per sei anni assessore al Bilancio del Comune con il sindaco Cosimi  

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LIVORNO. Mercoledì scorso era venuto al Tirreno: completo scuro, cravatta regimental, occhiali a goccia e le mani infilate nelle tasche dell’inseparabile lungo cappotto d’ordinanza. Valter Nebbiai aveva voglia di parlare, di dire la sua, con quel modo schietto, diventato un tratto distintivo, in cui mischiava competenze e livornesità, alzando di un tono il volume della voce quando la conversazione si faceva più accesa. «Sono sotto al giornale», aveva annunciato al collega.

Da qualche tempo stava meglio ed era felice, fiducioso: le ultime analisi a cui si era sottoposto dopo l’operazione erano confortanti. «Nemmeno una cellula malata», ripeteva. E allora, dopo mesi trascorsi lontano dalla vita pubblica a lottare con coraggio contro un male che lo aveva tormentato e preoccupato, voleva rientrare nel dibattito politico: scendere nella terra del confronto dialettico per difendere ciò che aveva fatto da amministratore pubblico.

In particolare aveva delle cose importanti da dire sul bilancio del Comune, il settore di cui si era occupato come assessore per sei anni, nominato nel 2008 e riconfermato nell’ultima giunta Pd guidata da Alessandro Cosimi. «In 10 anni – ripeteva appena possibile – la precedente amministrazione ha effettuato 100 milioni di investimenti diminuendo il debito pubblico del Comune da oltre 100 milioni a circa 75».

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A quei numeri, che di solito sono freddi, Nebbiai era legato come se si trattasse di un’estensione di sé: li spiegava con dovizia di particolari. E se non capivi un passaggio ripartiva da capo arricchendo le proprie argomentazioni con una buona dose di colore tanto che tassi di interesse, entrate, uscite e investimenti parevano roba semplice anche agli occhi dei non addetti ai lavori.

Nella mattinata di sabato 17 novembre a tradirlo, a 68 anni compiuti il 24 maggio scorso, è stato un infarto che lo ha colpito mentre era nella sua casa di Antignano, in via Fratelli del Conte assieme alla moglie Paola Falleni, sposato in seconde nozze a dicembre dello scorso anno. Inutili i tentativi da parte dei soccorritori di dargli una speranza. L’ultimo a parlarci, venerdì sera, è stato il capogruppo del Pd Pietro Caruso. «Abbiamo discusso di politica – ricorda – ci siamo confrontati sul mio ultimo intervento in consiglio comunale proprio sul bilancio, mi aveva fatto i complimenti. Poi mi aveva raccontato che stava meglio. Le ultime parole che mi ha detto non le scorderò: “Ti voglio bene”. Ecco perché quando mi ha chiamato la moglie e mi ha detto quello che era successo non ci volevo credere».

Ma Nebbiai, non era solo un politico di razza cresciuto nella Democrazia Cristiana, passato alla Margherita, partito che aveva rappresentato in consiglio comunale prima di entrare nel Pd fin dalla sua fondazione. Era anche un dirigente di banca apprezzato: gli inizi in Banca Toscana, il passaggio in Monte dei Paschi dove ha lavorato fino alla pensione e adesso un incarico come consulente in Banca Cras, nella filiale della Venezia, dove curava gli investimenti per alcuni clienti.

Nell’universo di Valter c’erano altri tre grandi amori. Il primo era la figlia Cecilia, poi c’era la fede cestistica: tifoso della Pielle fin dai tempi della Leone Mare. E infine il mare. In particolare l’isola del Giglio, da sempre il suo buon retiro. Era in quella casa che trascorreva le vacanze e cercava conforto nei momenti più difficili.Come quelli legati all’indagine su Aamps che lo riguardava per le presunte irregolarità compiute nell’operazione che ha portato a uno sconto sulla Tia in favore della Fratelli Elia. «Questa storia mi porterà al camposanto», diceva appena entrava in argomento. Quello che lo feriva di questa vicenda, non era tanto l’indagine in sé, ma il sospetto, in questo modo, che sul suo operato di uomo delle istituzioni potesse addensarsi una qualche nuvola. Ecco perché oggi che se n’è andato sarebbe orgoglioso di sentire colleghi di partito e avversari politici definirlo prima di tutto «una persona perbene».

 

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