Il Tirreno

Livorno

Addio maestro Agusta, una vita per il judo

Claudio Marmugi
Addio maestro Agusta, una vita per il judo

Aveva 73 anni, idolo dei bambini, ha allenato generazioni di livornesi. Bani: «Fa parte della storia dello sport cittadino»

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LIVORNO. Lo sport livornese piange una sua leggenda. Venerdì è venuto a mancare, dopo una breve ma spietata malattia, il maestro Paolo Agusta, una vita spesa per il judo. Era il maestro di tutti Agusta, classe 1945.

In gioventù aveva frequentato un’accademia di judo a Roma nei primi anni ’70 e da quel momento aveva fatto dell’insegnamento, in particolare ai bambini, il suo unico scopo di vita. Erano gli anni dei film con Bruce Lee, judo e karate le uniche discipline disponibili sul mercato, e Paolo aveva portato il judo a Livorno con Bibi Gufoni, alla palestra “Livorno Sport Club” (divenuta poi, nel 1991, l’Accademia dello Sport, dove Agusta ha continuato ad insegnare fino al giugno scorso).

Anni incredibili, in cui un solo maestro poteva avere fino a centinaia di allievi. Gentilissimo, educato, sempre sorridente, solare e garbato, Agusta sembrava nato per questo: insegnare e trasmettere ai giovani la passione e l’amore per lo sport e il rispetto di se stessi e degli altri. Fra questi bambini di una volta, passati sotto l’ala protettiva di Agusta, spicca il nome di Damiano Bani, ora 45enne, fondatore e titolare dell’Accademia dello Sport, che su Facebook, sulla bacheca di Paolo, ha pubblicato un tenero ricordo, una foto dei primi anni ’80 che li ritrae insieme con la scritta “Ciao, Maestro”. «Paolo Agusta è storia dello sport livornese: sono almeno 50 anni che faceva questo mestiere», spiega Bani. «L’ho conosciuto quando avevo 5 anni e da 28 anni ho avuto l’onore di lavorarci insieme, fianco a fianco, tutti giorni e ho visto cose meravigliose: i bambini di un tempo che hanno portato i loro figli dal maestro Agusta e ho visto anche nonni, venuti prima con i figli, che hanno accompagnato poi da Paolo i nipoti: qualsiasi judoka livornese è passato dal maestro Agusta; aveva la stoffa del Sensei. Per lui il judo era una filosofia da trasmettere, prima che un’arte marziale».

I piccoli atleti impazzivano per lui e per la seconda moglie Maria Grazia Donati, anche lei allenatrice all’Accademia dello Sport e scomparsa nel gennaio di quest’anno a 64 anni. Le figlie, Sabrina e Paola, nate dal primo matrimonio (Agusta era vedovo), lo ricordano con una parola: «Com’era nostro padre? Così» e alzano la mano ad indicare le decine di bambini col judogi bianco e le cinture rosse, verdi, blu, nere e marroni schierati davanti alla porta della camera mortuaria, pronti a rendere omaggio con un inchino al maestro. La salma riposerà al cimitero della Misericordia.
 

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di Redazione web