Gioco
«Primarie di coalizione nel centrosinistra per il candidato sindaco»
L’ex segretario Pd Bellandi prova a dare una scossa «Giù subito il velo di ipocrisia o Lega e M5S corrono»
LIVORNO
Giù il «velo di ipocrisia» che sembra avvolgere questa scelta. Fuori i nomi. E primarie di coalizione aperte alla città per scegliere il candidato sindaco del centrosinistra. Non ci va per il sottile Federico Bellandi, ex segretario del Pd, oggi alla guida del circolo di Colline. Non ci va per il sottile quando prende la tastiera e invita i suoi a uscire allo scoperto. E a farlo in fretta, a sei mesi dalle elezioni, o Lega e 5 Stelle guadagneranno un margine «difficilmente recuperabile». Per la serie: battiamo un colpo?
«Alle prossime elezioni amministrative – scrive Bellandi – mancano ormai una manciata di mesi e a quanto pare, a meno che non sia gelosamente conservato in qualche segreta stanza, il centrosinistra livornese, declinato nelle più svariate formazioni immaginabili, sembra non avere ancora un candidato condiviso da proporre alla carica di sindaco. Sento già i dottori della politica ribattere che prima del candidato viene il progetto, che intorno al progetto si deve costruire la coalizione e solo dopo parlare di nomi. Tutto giusto per carità, ma per quanto lo abbia fatto per breve tempo, ho frequentato abbastanza le stanze della politica per sapere che, tanto per la coalizione quanto per il programma, non sono affatto indifferenti il profilo politico e la provenienza del candidato. Dunque sarebbe bene stracciare il velo di ipocrisia che avvolge questa scelta e iniziare a parlare, se non di nomi, di come arriveremo a scegliere questo candidato». Perché «sarebbe imperdonabile se impegnati come siamo in uno strategico surplace lasciassimo a destra e cinque stelle la possibilità di guadagnare un margine difficilmente recuperabile in seguito».
Sia il Pd che le altre forze, ripete, «separate non sono sufficienti per far prevalere un progetto progressista»: «Smussando le reciproche differenze, si giunga all’individuazione di un programma e di un candidato condiviso quanto prima». Come? Serve un «confronto aperto, realmente competitivo, che non sia una mera conta tra gruppi dirigenti, ma l’occasione per riaccendere la fiammella della speranza, che al fallimento amministrativo del M5S e alla politica della paura della Lega contrapponga un altro progetto».
E qui i nodi iniziano a venire al pettine. Per esempio: il consigliere Francesco Gazzetti, che ha raccolto parecchi consensi alle regionali, potrebbe essere l’“uomo-primarie”? Ma il suo Pd lo considera “uomo-elezioni”? «Non dovremmo temere – dice intanto Bellandi – di chiamare tutto il centrosinistra livornese a confrontarsi in primarie aperte alla città. Un simile passaggio, se pur non varrà a riconquistarci una egemonia culturale vacillante anche nelle ex regioni rosse, almeno avrebbe il vantaggio di guadagnare l’attenzione degli elettori». Se invece «si dovesse scegliere di chiamare i soli organismi politici a ratificare quanto deciso in altre sedi, temo che ci prepareremmo a vedere la città scivolare in una stagione ancora più buia dell’attuale». —
JUNA GOTI
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