Gioco
Google, come quadruplicare gli affari con un pallino sulla mappa
Diego Ciulli, 34 anni, toscano, manager di Google Italia: "Siamo ancora molto indietro nell'economia digitale. Partiamo dall’abc, per esempio da quel puntino rosso"... I consigli per imprenditori e produttori che vogliono sbarcare online
Si è liberato «uno slot tra le 16 e le 17», dicono dall’ufficio stampa di Google, e così mi affretto a chiamare Diego Ciulli, 34 anni, toscano di Certaldo, manager di Google Italia, anzi “public policy manager”, casa ed ufficio a Roma, un passato in politica di cui non vuol parlare: «Sono sette anni che non faccio politica attiva».
Ciulli, lei ha vinto già prima di iniziare l’intervista. Per raccogliere qualche informazione sul suo conto ho fatto ricerche su Google. Era il settembre del 2011 e lei aveva 27 anni e già un po’ di attività alle spalle. Manda il curriculum a Mountain View nella sezione “jobs” e, incredibile, le rispondono: “Lei è assunto”. «Andò più o meno così. Ero assessore di un comune di 16mila abitanti, dunque con spazi e tempi a disposizione, e avevo da costruire tutta la mia vita. Accettai la proposta di Google, mi dimisi dalla giunta e lasciai la politica attiva. Penso che ci si possa adoperare per una società migliore anche da altre posizioni».
Dirigente della Sinistra Giovanile a 17 anni, consigliere regionale del Pd a 23 anni: avrebbe potuto impiegarsi in politica, invece ebbe il fiuto di cambiare. Aveva sentito qualche sinistro rumore?
«No, semplicemente mi ero appena laureato e stavo entrando nel mondo del lavoro. E poi Google è un posto fantastico, e in un certo modo anche qui posso fare politica, cioè occuparmi degli altri: posso lavorare su tecnologie che sono in grado di cambiare in meglio la vita delle persone».
Claudio Giua, direttore dell’Internet Festival, giornalista, nello scorso numero di Toscana Economia ha ricordato che nell’economia digitale l’Italia è 25esima in Europa.
«Siamo ancora molto indietro, è vero. Il 63 per cento degli imprenditori si dichiara “indifferente” alla trasformazione digitale della propria attività mentre il 22 per cento si mostra sensibile ma è vincolato: vorrebbe ma non può, o pensa di non potere. In tutto fanno l’85% di imprese che sono “fuori”. E in Toscana il dato è presumibilmente più alto perché è più alta la quota di imprese manifatturiere, che statisticamente sono quelle meno sensibili al tema. Però abbiamo alcuni campioni digitali e poi c’è un grande movimento».
Cosa state facendo per le imprese toscane?
«Mettiamo a loro disposizione strumenti tecnologici per cogliere le opportunità di internet. Il costo è bassissimo e la resa altissima. Un dato che fa riflettere: l’80% delle aziende che hanno chiuso durante gli anni della crisi non aveva il sito. E le aziende cosiddette digitali assumono di più. La nostra sfida è rendere l’economia di internet per tutti».
Sono un imprenditore e voglio sbarcare online: cosa mi propone?
«Mettiamo che la sua azienda abbia un punto vendita. Prima domanda: hai o non hai un pallino sulle mappe che ti localizza? Sembra banale ma è fondamentale. Un orafo posto in un luogo nascosto, un vicolo del centro storico di Firenze, con la geolocalizzazione ha decuplicato gli affari. Ha un negozio di soli 12 metri quadrati ma tutti lo conoscono perché è ben indicizzato e tutti i turisti prima di comprare fanno ricerche con lo smartphone. Quest’azienda si chiama Microfficina di Federico Vianello e sta andando benissimo. Farsi trovare sulle mappe è gratis ma ha un grande valore per le imprese».
E se io sono un produttore?
«Beh, cercherei di ampliare i mercati di riferimento, trovando ad esempio fornitori e clienti in tutto il mondo. Internet rende possibile per qualsiasi impresa essere una micro-multinazionale. Inoltre, grazie al nuovo strumento Market Finder, posso identificare quei mercati, in tutto il mondo, in cui i miei prodotti sono i più cercati – e utilizzare questi dati per avviare una strategia di export».
Aziende da cui dovremmo imparare?
«Il caso di Microfficina è da manuale, è passata dall’anonimato al successo in poco tempo. Frescobaldi è un esempio lungimirante di strategia digitale: è un’azienda antica e allo stesso tempo modernissima che, per dirne una, ha lo “street view” sulle vigne e sulle cantine e i video che raccontano la storia della famiglia su You Tube. E tutto ad uso del cliente. Altri casi toscani virtuosi sono Chiarugi 1952, Luisa Calzature, In Time Link, Mosaici Favret».
Un’idea per la Toscana del 2019?
«Puntare sull’online per far crescere export e turismo. La presenza della Toscana in rete è sottodimensionata rispetto alla grande domanda che c’è nel mondo».
Lei ha seguito in particolar modo “Crescere in Digitale”, organizzato da Google con il Ministero del lavoro e le Camere di Commercio.
«E’ formazione gratuita per tutti i giovani disoccupati che si sono iscritti a Garanzia Giovani e che poi tramite tirocini vengono inseriti nelle aziende. Ad oggi, in Italia 112mila giovani hanno partecipato ai corsi, 11mila hanno ottenuto la certificazione, 3.148 hanno preso parte a un tirocinio retribuito. Il corso è di 50 ore ed è duro, selettivo. L’obiettivo è arrivare a 5000 tirocini entro il 2020. In Toscana hanno partecipato a Crescere in Digitale 6189 giovani e 417 imprese. Abbiamo poi in corso progetti per la promozione del Made in Italy, per il supporto alla digitalizzazione delle piccole e medie imprese e infine i Google Digital Training, incontri in cui gli imprenditori possono capire il potenziale digitale delle proprie attività. Tutte attività in collaborazione con le Camere di Commercio».
Scorrendo la sua bacheca, viene fuori una sua idea di mondo: globale e locale. L’intelligenza artificiale e la saggezza popolare. Fenomenale quella battuta di sua nonna quando seppe che Google era stata multata per 4,3 miliardi dalla Commissione Europea: “Diego, son tanti soldi! Stai attento a non sbagliare a contarli…”
«Game, set, match. La nonna ha vinto».
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