Lutto
Addio Ennio Succi, una vita di calcio e per il calcio
Livorno, lutto nel mondo dello sport: giocatore e allenatore, lanciò talenti in campo e conobbe i mister più grandi. Negli anni Ottanta aprì lo storico negozio di articoli sportivi sul Pontino
LIVORNO. L’ultima volta Il Tirreno aveva scritto di lui era stato in occasione del furto di cui era stato vittima in ospedale, dove era ricoverato da alcune settimane, perché due settimane fa un delinquente senza cuore gli aveva rubato il portafogli per fare spese e giocare alle slot machine con i soldi della pensione, lasciandogli sul conto appena 5 euro e 63 centesimi.
Ma Ennio Succi ha vissuto di calcio e per il calcio, ex calciatore e allenatore che tanto somigliava a Nereo Rocco (col quale fece un provino da giovanissimo) tanto che una volta i figli dell'indimenticato campione lo scambiarono per il padre. Fu poi presidente onorario dell’Associazione italiana allenatori di calcio (Aiac) per la provincia, ma prima giocò nelle giovanili del Livorno, dove poté conoscere in persona Armando Picchi (ma anche Lorenzo Cappa, Costanzo Balleri, Romano Taccola, Mauro Lessi e Fabrizio Lorieri, che gli è rimasto accanto nei suoi ultimi giorni) e vestì la maglia del Raccis in quarta divisione. Fu tradito dalle ginocchia, che lo obbligarono a dire basta col calcio giocato; dai tanti infortuni che gli tolsero la sua prodigiosa velocità, bramata dalla squadra di atletica di Livorno.
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Veloce rimaneva invece nel tirare in ballo i mille aneddoti (leggendari quelli su Zdenek Zeman) da raccontare sempre ridendo, accumulati durante la sua lunga carriera da allenatore che cominciò proprio con le giovanili del Livorno per proseguire in tanti altri club italiani come Certaldo, Rosignano Solvay, Cecina, Canicattì, Castrovillari, Acireale, Siena e Ribera; volò anche negli Stati Uniti, e chiuse in Grecia con il Patrasso in serie B. Da quelle panchine lanciò nel professionismo - tra gli altri - Roberto Benincasa e Roberto Aliboni, che approdarono poi al Livorno, e lo stesso Salvatore Vullo che Arrigo Sacchi volle sperimentare in una formazione della Nazionale. Con l'Aiac poi organizzò tante rappresentative giovanili per vari tornei in giro per l’Europa ospite di grandi allenatori come Sven Goran Eriksson e Claudio Ranieri ai tempi del Chelsea.
Anche lontano dal campo la sua vita era rimasta legata allo sport più bello del mondo, tanto che negli anni Ottanta aprì sul Pontino il negozio "Succi sport", che in breve divenne il punto di riferimento per il calcio livornese minore ma più in generale di tutto il mondo dell'associazionismo sportivo della città. Difficile per un livornese aver fatto sport in quegli anni e non avere una maglietta con loghi e sponsor stampata da lui o dai suoi nipoti, ai quali ha lasciato l'attività in eredità.
E alla fine se n'è andato all'età di 85 anni. Secondo gli amici più cari, che in occasione del furto del portafogli avevano iniziato una colletta per ridargli i soldi della pensione, il declino sarebbe incominciato con la perdita della compagna, scomparsa nel 2017. «Era una persona molto gentile e un tecnico acuto, lontano dal fanatismo del calcio moderno», ricorda l'amico Sandro Lulli: «Aveva le sue preferenze ma era in grado di riconoscere pregi e difetti di entrambe le squadre».
Il funerale è in programma sabato 17 novembre alle 10.30 all'interno della cappella della stanza mortuaria.
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