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Vendeva ovunque: lo chiamavano l’Esploratore. Ora guida Enegan, un colosso con 300 dipendenti
«Mi chiamavano l’Esploratore, perché riuscivo a trovare nuovi mercati ovunque. Credo non ci sia oggetto che non abbia venduto»
«Mi chiamavano l’Esploratore, perché riuscivo a trovare nuovi mercati ovunque. Credo non ci sia oggetto che non abbia venduto»: è il 9 novembre del 1989, cade il Muro di Berlino e inizia la scalata al successo di Massimo Bismuto, 54 anni, napoletano d’origine ma di fatto maremmano, amministratore delegato di Enegan, azienda tutta toscana che ha conquistato in poco tempo una larga fetta del mercato libero dell’energia all’inizio, poi del gas, ora anche delle telecomunicazioni.
Oggi Enegan, guidata oltre che da Bismuto da Giovanni Pucci, Andrea Guarducci e Gianni Acciai, è un colosso da oltre 300 dipendenti, sommando l’azienda principale e alcune “spin off”: mille agenti di vendita e 250 milioni di fatturato previsto per il 2018.
Bismuto, ci racconta della storia del Muro?
«Quando cadde il Muro andai subito a Berlino Est. Avevo 25 anni e la certezza che lì avevano bisogno di tutto. E io vendevo di tutto. In breve mi allargai agli altri paesi dell’ex socialismo reale: Polonia, Cecoslovacchia, Bulgaria. Giravo il mondo, conoscevo aziende. Così mi contattò la Hilti (prodotti per l’edilizia, ndr) che mi propose di curare la loro rete commerciale. In poco tempo mi trovai proiettato fra i paesi scandinavi, la Thailandia, l’Australia, gli Stati Uniti. I viaggi e lo stress però mi minarono nel fisico: la colonna vertebrale collassò e nel 2003 dovetti mollare tutto e tornare in Italia».
Cosa accadde?
«Fu un calvario fra grandi ospedali in Usa e Australia. La soluzione invece fu trovata a Pisa. Il professor Calvosa, allora molto giovane, mi propose un intervento sperimentale: mi impiantò una gabbia in titanio nella spina dorsale e tornai a camminare. Negli esami preoperatori mi trovarono anche l’aorta ingrossata, così in due mesi mi operarono due volte. Ho anche aorta e valvole cardiache nuove: sono un po’ bionico».
In pratica si trovò a ricominciare da capo.
«Due anni di riabilitazione, la pensione di invalidità, un futuro tutto da costruire: tramite l’ufficio di collocamento conobbi Giovanni Pucci, che faceva il venditore per un’azienda di energia e mi prese con sé. Fu la svolta perché fra i clienti conoscemmo Gianni Acciai e Andrea Guarducci che, a Montelupo, avevano la Promos, un’azienda di informatica».
E nacque Enegan, giusto?
«Esatto. Unimmo le forze e l’11 gennaio 2010 costituimmo Enegan, con sede a Montelupo (ora è a Vinci, ndr). Eravamo una ventina, vendevamo solo energia e solo nel settore business. Ma mese dopo mese siamo cresciuti e nel 2012 abbiamo aperto la sede di Grosseto. È stata una crescita poderosa, già nel 2014 ci siamo allargati al gas e alle utenze domestiche».
Un trampolino di lancio.
«Vero, ma perché abbiamo sempre reinvestito tutto. Solo da due anni ci dividiamo utili. Il salto di qualità lo facemmo decidendo di passare da semplici “sellers” a “traders”, andando quindi a comprare direttamente l’energia sul mercato libero. Così nel 2013 nacquero due spin off dedicate: Egt e Ept, Enegan Gas Trading e Enegan Power Trading. Ma ancora non ci bastava, volevamo dare una caratterizzazione netta al nostro business, una filosofia orientata al “green”. Abbiamo anche un progetto chiamato “Salviamo il pianeta”».
Così furono create altre spin-off.
«Oggi sul mercato dell’energia non puoi fare concorrenza solo sul prezzo, i margini sono esigui. Devi dare servizi ai clienti. La nostra scelta è stata quella di offrire sistemi di risparmio energetico. Costituimmo la T4T (Tech for tomorrow), che produce sistemi innovativi per il risparmio energetico, per le case e le aziende, dalle lampade a led fino ai rifasatori. Ma, sa com’è, l’appetito viene mangiando e nel 2016 abbiamo fatto un altro passetto».
Un passetto che si chiama Eve.
«Già, la mobilità elettrica. Produciamo colonnine di ricarica per auto elettriche e bici elettriche. E ai nostri clienti business migliori diamo in comodato d’uso anche l’auto elettrica».
Nella nuova sede di Grosseto ci sono però anche altre realtà.
«Vero, perché non abbiamo voluto esternalizzare nulla. Così invece di prendere un call center in Albania ce lo siamo creato: la Target Call (ha circa 100 persone, fra dipendenti e operatori, ndr) che ha iniziato lavorando solo per noi, ma ormai ha contratti con grandi brand come Grimaldi e Gabetti. E poi sono nate la società per le telecomunicazioni, per ora orientata solo al business, la Bee Marketing, la Felix Travel. Insomma, siamo una galassia in espansione. E mi lasci dire una cosa...».
Dica pure.
«Il 94% dei nostri dipendenti sono donne. E siamo la seconda azienda in Italia che ha scelto il welfare aziendale. Ci costa, ma i dipendenti stanno bene e forse qui sta la chiave del nostro successo: offriamo loro benefit, assistenza sanitaria, buoni pasto, assicurazione, flessibilità oraria, anche meeting ricreativi un paio di volte all’anno». –
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