Gioco
«Dottore, può aiutarci a salvare l’azienda?»: acquistava i golf di Malo, ora ne guida il rilancio
Da cliente del marchio, appassionato dei golf dai colori pastello, ad artefice del rilancio del colosso del cachemire toscano. C’è un carrarese (d’adozione) nella cabina di regia della Malo
Da cliente del marchio, appassionato dei golf dai colori pastello, ad artefice del rilancio del colosso del cashmere toscano. C’è un carrarese (d’adozione) nella cabina di regia della Malo. Si tratta di Mario Stangoni, originario di Tergu, ma da 26 anni a Carrara dove si è sposato e ha messo su famiglia (ha cinque figli). Mario Stangoni viene dall’industria, era manager della De Rigo refrigeration, ma è entrato a fare parte del new deal della Malo. 109 dipendenti, stabilmenti produttivi di Campi Bisenzio (Firenze) e Borgonovo Val Tidone (Piacenza) dove viene filato il cashmere super leggero, il magazzino e i macchinari. Ma anche i negozi monomarca di Milano, Roma, Forte dei Marmi, Porto Cervo e Porto Rotondo, l’outlet aziendale e la società spagnola che detiene il negozio di Marbella.
«L’acquirente che ha salvato il marchio Malo all’asta ha offerto 9 milioni e 920mila euro (20 mila euro in più della base d’asta) è, lo ricordiamo, la società italiana Finplace 2 che fa capo all’imprenditore veneto Walter Maiocchi, attivo nel settore refrigerazione e condizionamento, e ai soci Luigino Belloni e Mario Stangoni».
«Il progetto Malo è iniziato in maniera molto semplice, perché ero cliente del marchio. Mi ero avvicinato, per mio interesse personale, alle zone nell’aretino della lavorazione delle lane. In quel periodo io ero impegnato con un’altra azienda che faceva pannelli per la refrigerazione».
E cosa è successo?
«Essendo cliente ho sentito, dall’interno dei negozi Malo, che c’erano grossi problemi. Proprio il personale mi chiese di occuparmi della ristrutturazione aziendale, una mission di cui mi ero occupato nel mio ultimo periodo lavorativo. La sfida per la ristrutturazione di Malo è partita proprio così».
Da dove è partita la ristrutturazione?
«Avendo lavorato molto all’estero avevo trovato, in tempi molto stretti un grande investitore straniero. Un imprenditore che era davvero interessato a rilevare il marchio ma che, da quanto emerso dai nostri colloqui, mi sembrava avesse la volontà di spostare l’italianità da un’altra parte. Quando parlavamo con lui di questo progetto, anche con mia moglie, l’avvocato Marianita Barattini, la prima cosa che diceva quando si trattava di toccare l’argomento della ristrutturazione aziendale era: “ma questo si può fare anche qui? ”».
Quando comincia la vostra avventura?
«Come ho spiegato ero a conoscenza della situazione di difficoltà in cui versava la Malo e, mi piace sottolinearlo, attraverso informazioni raccolte proprio da chi con il marchio lavorava con tanta passione e amore. Ne ho parlato con Gigi (Luigino Belloni) e ci siamo chiesti, insieme ai nostri tecnici se quello fosse un investimento per cui valesse la pena. Alla fine abbiamo deciso che la pena valeva eccome».
Quali sono gli obiettivi industriali?
«Il progetto industriale è stato creato con due obiettivi principali: preservare l’italianità e la bellezza. Proprio le caratteristiche che, prima di tutto come cliente, ho sempre trovato nel marchio Malo. L’entusiasmo che abbiamo trovato all’interno dell’azienda ci ha consentito di portare a termine questo progetto».
Le prospettive occupazionali?
«Quelle sono sempre state un punto fermo all’interno del nostro progetto, perché la rinascita di Malo è partita proprio dalle professionalità da tutelare. Proprio in questo senso abbiamo assunto quattro persone e avviato una collaborazione con il sindacato davvero importante. Questo rapporto per me, che sono un uomo di sinistra è un grande risultato».
Lei parla spesso di forza del gruppo
«Sì perché è davvero il valore aggiunto del nostro progetto. Alla prima abbiamo visto la gente che piangeva mentre ci salutava e ringraziava. Lo stesso entusiasmo è quello che vogliamo mettere nel fra crescere l’azienda, tutto con le nostre forze lavorative e con stilisti nuovi».
Quali novità per il futuro?
«Stanno venendo fuori cose bellissime rivolte non solo al pubblico del lusso (quello di riferimento per la Malo) ma anche ai giovani. A giorni arriveranno in azienda sei persone che vengono dalle scuole tecniche toscane. Stiamo inoltre adoperandoci per il total look che prevederà anche la confezione, il “fatto a mano”. Proprio in questo senso abbiamo avviato una importante collaborazione con un’azienda sartoriale di Carrara che permetterà di dare lavoro a 12/13 persone. Sempre guardando ai giovani abbiamo una spinta molto importante per le scuole e per attingere a tutto ciò che l’Europa e la Regione Toscana offrono come incentivo proprio per valorizzare e inserire nel mondo occupazionale le nuove leve».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
