Il Tirreno

Livorno

Altro che vapore... la geotermia va in fumo. Senza incentivi stop alle 5 nuove centrali

Andreas Quirici
La Valle del Diavolo (Foto Geo Toscana)
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La Valle del Diavolo (Foto Geo Toscana)

Enel Green Power rimette mano ai progetti, 2000 posti a rischio in Toscana. E i sindaci, preoccupati, si appellano alla Lega

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Seicento milioni d’investimento. A tanto ammonta “il danno” per la Toscana se dal decreto sulle energie rinnovabili, coi rispettivi incentivi concessi dal governo alle aziende del settore, continuerà a essere esclusa la geotermia. Oltre mezzo milione di euro con cui Enel Green Power aveva intenzione di finanziare la costruzione di nuovi impianti nelle aree della regione in cui è presente la materia prima. Oltre alla centrale cosiddetta Pc6 a Piancastagnaio, il cui iter autorizzativo è giunto alla fase della Valutazione d’impatto ambientale (Via), la società contava di mettere in agenda altri progetti di ricerca del fluido geotermico per poi avviare lo studio di realizzazione di nuove centrali. Si parla di cinque impianti per una produzione da 100 Megawatt dal 2019 al 2024. Queste previsioni facevano parte del protocollo d’intesa che la Regione si stava apprestando a firmare con Enel, chiedendo in cambio un’attenzione particolare all’ambiente e al paesaggio per i nuovi impianti. Ma tutto questo rischia seriamente di diventare un semplice rimpianto, visto che senza incentivi il colosso dell’energia potrebbe dirottare altrove gli investimenti.

Il presidente della Regione, Enrico Rossi, in una conferenza stampa infuocata a Larderello, cuore della geotermia, ha parlato esplicitamente di «attacco alla Toscana da parte del governo», chiedendo che da Roma parta un invito a politici e tecnici regionali affinché cambi lo scenario imposto dal ministero dello sviluppo economico del vicepremier Luigi Di Maio, da cui ha origine l’eliminazione della geotermia dalle energie da fonti rinnovabili destinatarie degli incentivi. Un’alzata di scudi comprensibile se si pensa che in Valdicecina, Amiata e Senese, le aree geotermiche toscane, gli occupati complessivamente sono circa duemila. E che la geotermia rappresenta il 90% dell’economia di questi territori. L’agitazione, da quelle parti, è palese.

Istituzioni locali e sindacati stanno discutendo di indire uno sciopero unitario e regionale per dare un primo segnale al governo. Le aziende dell’indotto legato a Enel Green Power, che si occupano di manutenzione agli impianti, movimento terra, carpenteria, sono molto preoccupate per il futuro, cambiato di colpo quando stava per andare in porto un accordo (con la firma del protocollo d’intesa) che garantisse loro commesse da parte del principale committente.

Sono giornate importanti, queste, perché i sindaci delle aree geotermiche si stanno muovendo su più fronti. Dopo aver chiamato Rossi, che a sua volta aspetta una chiamata da Roma, è stata interpellata l’altra anima del governo “gialloverde”. Se il Movimento 5 Stelle è indicato da tutti come “l’autore” dell’esclusione della geotermia dagli incentivi, la Lega potrebbe essere il soggetto politico per provare a far tornare alla normalità una situazione che rischia di compromettere anni di ricerca e sviluppo, esportata in tutto il mondo. Nei giorni scorsi la commissaria toscana del Carroccio e sindaca di Cascina, Susanna Ceccardi, si è detta disponibile a farsi carico del problema, ascoltando la voce dei sindaci e dei territori. Sempre nei giorni scorsi, proprio Ceccardi ha fatto incontrare il sindaco di Castelnuovo Valdicecina, Alberto Ferrini, con la sottosegretaria all’ambiente, Vannia Gava, per un primo round di confronto a cui ne seguiranno certamente altri. Venerdì, infatti, la sindaca farà una riunione con i suoi “colleghi geotermici” di Valdicecina, Amiata e Senese, insieme a parlamentari e consiglieri regionali leghisti, per proseguire la discussione e cercare di delineare strategie da seguire per ottenere risultati concreti in questa decisiva partita.

Il tempo stringe, ma ci sono margini per opporsi a questo destino che, secondo tutte le parti in causa, «metterebbe a rischio lo stato sociale in popolazioni che si sono sempre basate sul lavoro fornito da Enel». E che, se i 600 milioni di euro dovessero davvero svanire, si ritroverebbero con settanta, ottanta milioni l’anno “solo” per la manutenzione degli impianti esistenti. Una torta sempre più ristretta che, fatalmente, creerebbe licenziamenti e chiusure di attività storiche, lasciando ben poche alternative alla gente delle aree geotermiche.

Il testo del decreto prodotto dal ministero dello sviluppo economico, infatti, è stato inviato a quello dell’ambiente che dovrà esprimere un parere in merito, trasmettendo poi gli atti alla Conferenza Stato Regioni.

Successivamente sarà chiamata in causa la Conferenza Unificata per poi riportare il decreto al ministero dello sviluppo economico che deciderà se accogliere o meno le osservazioni. Un iter non brevissimo su cui si gioca tutta la partita. È in questo periodo che i sindaci e il governatore Rossi cercheranno d’insinuarsi per evitare che la geotermia venga considerata energia da fonte non rinnovabile. Cosa mai successa prima. –


 

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di Redazione web