Il Tirreno

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darsena toscana 

Sponda Est, il Tar dice sì al Tco Alt al siluro di Barbera-Palumbo

MAURO ZUCCHELLI

Respinto il ricorso contro l’ok all’assegnazione per far traslocare il terminal via dalla Calata Orlando liberando gli spazi da utilizzare per il porto passeggeri

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LIVORNO

Il Tar ha respinto al mittente il siluro contro l’arrivo in Darsena Toscana (lato Sponda Est) del Terminal Calata Orlando, la società presieduta da Roberto Alberti. L’aveva scagliato la società Livorno Terminal Toscano (Ltt), nata per iniziativa dell’ex presidente di Interporto, Federico Barbera in alleanza con l’imprenditore Andrea Palumbo. La guerra a colpi di carte bollate era stata scatenata dopo che esattamente un anno fa, con una decisione del comitato di gestione, l’Authority guidata da Stefano Corsini aveva deciso di affidare al Tco quella banchina per la quale si era fatta avanti la società appena creata da Barbera.

L’aveva deciso per far decollare quel Prg che la stessa Authority aveva messo nero su bianco: solo spostando il Tco via dalla Calata Orlando dov’è adesso, nel bel mezzo del porto passeggeri, si può sperare di tradurre in concreto la mossa principale del nuovo assetto del porto: appunto, la creazione di un maxi-polo traghetti e crociere fino all’Alto Fondale incluso.

Palazzo Rosciano, sede dell’Authority, l’aveva fatto al termine di una lunga fase a bagnomaria con il susseguirsi degli incarichi commissariali a Giuliano Gallanti, di proroga in proroga, per il mancato avvio della riforma da parte del governo.

Questa sentenza dei giudici amministrativi è un passaggio tecnico-giuridico che però ha riflessi rilevanti se guardato all’interno del puzzle di equilibri – relativi alle aree, ai poteri, all’identikit operativo – del porto che verrà.

Non è in gioco solo il trassferimento di un terminal che si occupa di rinfuse solide tipo sabbie, feldspati e altri minerali industriali: materiali che Alberti ha sottolineato in passato essere «così indispensabili (perché materie prime per varie fabbriche toscane) e così “poveri” (da non sopportare di esser sbarcati troppo lontano dalle industrie che li utilizzano). Non è in ballo solo la concessione nel cuore del porto (la Darsena Toscana). Stiamo parlando dell’ingranaggio che, insieme allo spostamento della Cilp dall’Alto Fondale, dovrebbe mettere in moto gli effetti della privatizzazione della società del porto passeggeri: a meno che non si voglia immaginare un improvviso dietrofront della cordata aggiudicataria (Onorato e Msc), liberando le banchine ora occupate si sgombrerebbe il campo anche dalla surreale “melina” che sta caratterizzando la trasformazione del porto passeggeri, con i 91 milioni di investimenti rimasti finora nel limbo.

C’è anche dell’altro. La guerra al Tar riguarda un’area sulla sponda est che potrebbe raddoppiare l’importanza degli 81mila metri quadri di Paduletta finora di proprietà Spil e in affitto pluriennale alla Cilp: si è fatto avanti Palumbo, ma a venderglieli non è l’Authority bensì il Comune attraverso una “costola” di Spil. —

MAURO ZUCCHELLI

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