Gioco
La stazione del mare di Msc & Onorato “porta” della Toscana
Privatizzato il porto passeggeri. Le anticipazioni del progetto: un terminal in vetro e acciaio e un lago intorno alla Fortezza
Ci sono voluti quasi 465 giorni perché alla metà dello scorso luglio venisse dichiarata definitiva l’aggiudicazione provvisoria della gara per la privatizzazione della Porto di Livorno 2000, la società pubblica di gestione del porto passeggeri livornese in mano al 72% all’Authority e per la quota restante alla Camera di commercio. C’è da augurarsi che non ne servano altri 465 per arrivare all’ultimissima firma che non solo fa passare di mano il pacchetto di controllo ma soprattutto serve a far alzare una volta per tutte il velo sul progetto: sarà ridisegnata daccapo la nuova “stazione del mare” di una Livorno che ha l’ambizione di stare nel ventaglio della dozzina dei principali scali per le love boat nel Mediterraneo.
Il duello per la privatizzazione l’ha vinto l’alleanza fra il gruppo della famiglia Onorato e il colosso Msc (gigante delle crociere ma anche seconda flotta al mondo nel trasporto container): della cordata fanno parte Sinergest (porto di Olbia), la Moby (la compagnia di navigazione della Balena) e la Ltm (operatore livornese sul fronte delle autostrade del mare) più la Marinvest della famiglia Aponte.
Ha battuto allo sprint il raggruppamento costituito da Creuers del Porto di Barcellona e da Aloschi Bros mentre più staccato si è classificata la proposta avanzata da Cfg Cruise&Ferry Group (composto da Grimaldi e Costa più la famiglia livornese Fremura). In una gara con un meccanismo che voleva premiare il progetto industriale, a decidere l’esito è stata invece l’offerta economica da pagare alla proprietà per il passaggio delle quote: il progetto Barcellona-Aloschi aveva sorpassato quello di Onorato-Msc ma di una mezza incollatura, è bastato poi che la capofila Sinergest offrisse 10,7 milioni di euro per staccare di oltre tre punti i rivali e conquistare la Porto 2000.
È una zona delicatissima, al margine del Porto Mediceo dall’impronta seicentesca (ma all’interno di uno scalo devastato dai bombardamenti alleati e dalle mine dei tedeschi in ritirata): da un lato, c’è la sagoma straordinaria della Fortezza Vecchia in cui si sedimentano l’uno sull’altro almeno 4 secoli di architettura militare; dall’altro, il gigantesco silos-pachiderma in abbandono a ciglio banchina, metà archeologia industriale e metà cubo di cemento aggiunto nel dopoguerra. E più in là, la banchina dell’Alto Fondale capace di accogliere le navi da crociere lunghe oltre 300 metri.
In mezzo, ecco il “regno” della porto 2000 guidata da Luciano Guerrieri: piazzali e un po’ di ex capannoni che nel corso degli anni ci si è arrangiati a trasformare in strutture a servizio dello sviluppo del traffico passeggeri.
A quanto è dato sapere, la nuova stazione prevede un cambiamento radicale dell’identikit di quel che abbiamo visto finora: sparirà l’attuale stazione marittima e vari altri volumi, per lasciar posto a un fabbricato molto hi-tech con molto vetro. Chissà se diventerà reale l’idea di togliere la Fortezza dall’assedio del cemento: ma con un “miroir d’eau”, una superficie di migliaia di metri quadri di acqua profonda poche decine di centimetri. Come uno specchio.
Eccolo lì il “regno” , ma in parte ancora da conquistare: perché il porto nasca davvero bisogna spostare le sabbie dal Terminal Calata Orlando e la cellulosa della Cilp (portuali e Neri-Negri) deve emigrare al Molo Italia. Ma qui bisognerebbe scrivere un altro capitolo. Anzi, un libro.
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