Il Tirreno

Livorno

«Ciao Babbone», lacrime anche su Facebook per Roberto Antonini

Matteo Scardigli
«Ciao Babbone», lacrime anche su Facebook per Roberto Antonini

Livorno, Il figlio: «In tanti gli volevano bene». Il fondatore della Gemini aveva 77 anni: protagonista al cantiere, nel basket e in politica

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LIVORNO. «Ciao Babbone». Un post pieno di affetto e di dolore quello pubblicato ieri su facebook da Giulio Antonini, apprezzato allenatore di basket, che ha voluto salutare così - anche su internet - il padre scomparso giovedì scorso dopo una breve malattia. Il “babbone” era Roberto Antonini, classe 1941: aveva scoperto di avere un tumore l’estate scorsa, in seguito ad alcuni controlli, e non c’è stato nulla da fare.

In pochi mesi il male lo ha consumato ma non ha cancellato il ricordo di una persona davvero speciale che da dipendente del Cantiere navale Orlando riuscì a diventare dirigente del settore basket dell’azienda, sia maschile che femminile. Una passione, quella per la pallacanestro, che seppe trasformare dapprima in sogno e poi in un’impresa: la Gemini Sporting Club che contribuì a fondare nel 1995 dopo anni di studi e di lotte con la burocrazia, e della quale divenne infine presidente. Una passione che seppe trasferire ai figli Giulio e Cecilia, che ancora oggi lavorano nel centro fitness a conduzione famigliare.

L’altra grande passione di Roberto Antonini era la politica. Ricoprì per anni la carica di consigliere di circoscrizione, fu esponente del Partito Socialista e tra i principali organizzatori negli anni ’80 e ’90 delle feste dell’“Avanti” ai Tre Ponti. Portava la sua firma anche l’edizione 1989 della festa del Garofano Rosa dedicata alle donne. I funerali si sono tenuti venerdì alla chiesa della Santissima Trinità nella sua Livorno, nei pressi di Borgo Cappuccini, con tanti amici che hanno riempito la navata radunati dal passaparola, stringendosi nel dolore attorno alla famiglia. Poi il post di ieri su Fb con tantissimi messaggi di cordoglio.

«Mio padre era conosciuto ma non pensavo che fosse così amato da così tante persone, abbiamo voluto una cerimonia semplice ma le dimostrazioni di vicinanza sono state tantissime», racconta Giulio Antonini: «La Gemini è stato un vanto per la città, ma io voglio ricordarlo sul suo “trono di vimini”: il grande seggiolone su cui sprofondava in occasione delle festività e delle ricorrenze da passare sempre in famiglia unita, mentre noi stavamo tutti sulle sedie “normali”».
 

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