Il Tirreno

Livorno

Panchina distrutta e giochi danneggiati nel parco di Salviano

Panchina distrutta e giochi danneggiati nel parco di Salviano

Altini, presidente del circolo: «Queste strutture sono della comunità, dobbiamo reagire insieme e servono più controlli»

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LIVORNO. Una panchina distrutta, alcuni dei giochi ginnici danneggiati. Nella notte tra venerdì e sabato, almeno stando alla ricostruzione dei residenti della zona, qualcuno ha pensato bene di prendersela con gli arredi e gli attrezzi del parco di Salviano. Quello che corre lungo il rio Maggiore, tra il circolo Arci, la chiesa e il distretto sociosanitario di via Impastato, vicino ai campi da calcio. Ovvero l’area che è stata inaugurata nel 2013, dopo che sul rio è stato costruito un ponte pedonale che ha legato le due anime del quartiere: quella della storica Casa del Popolo (lato via dei Pelaghi) e quella della Chiesa (lato via di Levante).

Il parco già in passato era stato danneggiato: un sos era ad esempio arrivato ai residenti e ai frequentatori della zona al Caffè Tirreno nel novembre del 2016. Ora ecco un nuovo episodio.

Questa volta a mostrare i danni è il presidente del circolo di Salviano, Fabio Altini. «Questo – sottolinea – è un parco della comunità. L’unico parco che abbiamo, che viene frequentato da anziani e da bambini». Lo ripete due volte: «Hanno fatto danni, come purtroppo è già accaduto in passato, a strutture che sono della comunità. Strutture che sono di tutti. Quella panchina serve agli anziani che vengono a camminare qui intorno e gli attrezzi danneggiati ora possono diventare un pericolo per i bambini che vengono con le loro famiglie...»

Altini non ci sta: «Mettiamo tutto l’impegno possibile a costruire aree di riferimento per le comunità, poi arrivano questi atti vandalici deplorevoli che vanno denunciati. Anche perché danno ai cittadini una sensazione di non controllo, di abbandono. Le comunità devono rispondere in modo forte a questi atti che vanno a colpire strutture che sono di tutti».

«C’è la tendenza – chiosa – a considerare quasi normali certi atteggiamenti. Invece dobbiamo dire con fermezza che questi spazi si costruiscono con fatica e che certi atti danneggiano tutti». Così chiede anche un «maggiore controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine». «La nostra – conclude – non è solo amarezza, è anche voglia di reagire, di dare un segnale».

J.G.
 

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