Gioco
Amianto a Stagno la rabbia di Bacci «Il responsabile paghi»
Dopo la segnalazione del Tirreno via agli accertamenti Esami di Arpat per verificare la composizione dei rifiuti
COLLESALVETTI
Vuole sapere con precisione che cosa contengono i due sacchi di polietilene abbandonati lungo via Ajaccia a Stagno. E da queste informazioni risalire, al più presto, ai responsabili del presunto inquinamento di amianto. Perché – taglia corto il sindaco di Collesalvetti Lorenzo Bacci – «chi si comporta in questo modo deve pagare».
Il giorno dopo la segnalazione del Tirreno sull’abbandono di sacchi per il trasporto di eternit tra la svolta per il ristorante “Il Lupinaio” e il campo di tiro della compagnia arcieri livornesi “Dino Siani”, sono già iniziati gli accertamenti.
A cominciare dalla richiesta della polizia municipale di Colle ad Arpat per eseguire le analisi delle sostanze ritrovate nei due sacchi. Nei prossimi giorni, poi, la stessa municipale che mercoledì ha interdetto la zona, invierà un’informativa alla Procura della Repubblica. A questo punto sarà il magistrato a cui sarà affidato il fascicolo a delegare nuovi accertamenti.
Vero è che nel caso in cui si tratti di amianto, il proprietario del terreno potrà essere chiamato a rispondere anche se non fosse l’effettivo responsabile dell’abbandono. E sempre al proprietario potrebbero essere addebitate le spese della rimozione e della eventuale bonifica per il ripristino dello stato dei luoghi e per non aver vigilato sulle condizioni del suo terreno.
Da alcuni accertamenti, tra l’altro, non sembra che in zona lavorino aziende che trattano quel tipo di materiale, ma è anche vero che il responsabile potrebbe essere, molto banalmente, un privato cittadino che dopo aver smontato qualche struttura in amianto ha visto bene di abbandonarla invece di smaltirla come prevede la normativa quando si parla di rifiuti speciali o pericolosi.
In ogni caso, qualora fosse individuato chi ha compiuto l’abbandono, potrebbe essere punito con pesanti sanzioni amministrative da un minimo di 300 euro a un massimo di 3.000. Poi toccherà, nel caso le analisi confermino la presenza di amianto, a un’impresa specializzata per la rimozione. —
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