Il Tirreno

Livorno

Sacconi per l’amianto abbandonati a bordo strada, si cerca il responsabile

Matteo Scardigli
Sacconi per l’amianto abbandonati a bordo strada, si cerca il responsabile

Segnalazione del Tirreno nella zona di Stagno: l’area dei contenitori utilizzati per stoccare e trasportare l’eternit è stata interdetta dalla polizia municipale in attesa delle analisi di Arpat

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LIVORNO. In via Ajaccia, a Stagno, nel tratto di strada privata compreso tra la svolta per il ristorante “Il Lupinaio” e il campo di tiro della compagnia arcieri livornesi “Dino Siani” sono comparsi nei giorni scorsi, gettati nei campi a lato della carreggiata, due sacconi bianchi dall’aspetto inconfondibile. Si tratta di sacchi in polietilene per lo stoccaggio dell’amianto, i famosi Big Bag con portata fino a una tonnellata utilizzati per trasportare il pericoloso eternit. L’etichetta rossa lo specifica in caratteri tutti in maiuscolo: “Attenzione contiene amianto - e sotto - Respirare polvere di amianto è pericoloso per la salute. Seguire le norme di sicurezza”. Ma qualcuno, a giudicare dal modo e dal luogo in cui sono stati lasciati quei sacconi, non lo ha fatto.

A scoprire questa situazione di potenziale pericolo è stato Il Tirreno, che - prima di pubblicare l’articolo - ha subito fatto una segnalazione all’autorità comunale. Così, ieri mattina, sono scattati i controlli. Il sindaco di Collesalvetti Lorenzo Bacci ha informato il comandante della polizia municipale Paolo Cecconi, il quale nel primo pomeriggio ha disposto l’invio di una pattuglia per effettuare un esame visivo sul posto. E al loro arrivo i vigili hanno potuto constatare la presenza dei “big bag” nel luogo indicato, anche se non hanno potuto esaminarne il contenuto per motivi di sicurezza. «Abbiamo inoltrato una comunicazione ad Arpat, che interverrà appena possibile per effettuare gli accertamenti del caso con mezzi idonei e secondo le procedure standard» spiega Cecconi, che poi prosegue: «Intanto abbiamo provveduto a delimitare la zona del ritrovamento, che si trova all’interno di un’area privata.

Se si tratta di amianto infatti il proprietario del terreno potrà essere chiamato a rispondere - precisa il Comandante - anche se non fosse l’effettivo responsabile dell’abbandono». Al proprietario infatti potrebbero essere addebitate le spese della rimozione e della eventuale bonifica volta al ripristino dello stato dei luoghi per non aver vigilato sulle condizioni del suo terreno. Inoltre, qualora fosse individuato come responsabile dell’abbandono, potrebbe essere punito con pesanti sanzioni amministrative da un minimo di 300 euro a un massimo di 3.000 (come prevede il decreto legislativo 205 del 2010).

Se si tratta di amianto a quel punto verrà incaricata un’impresa per rimuoverlo, con l’obbligo di predisporre un piano di lavoro che dovrà essere inviato al Presal (il Servizio Prevenzione Ambienti di Lavoro) e alla Asl di competenza almeno trenta giorni prima dell’inizio dei lavori. L’inizio dei lavori prima di questo periodo è consentito soltanto in casi di urgenza, quando cioè dall’analisi emerge un rischio elevato per la salute pubblica. E questo potrà stabilirlo con certezza soltanto l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (Arpat, appunto). Cecconi conclude proprio in questo senso: «La priorità rimane la messa in sicurezza, ovvero la rimozione. In ogni caso gli accertamenti e le indagini proseguiranno».



 

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