Il Tirreno

Livorno

Degrado in via Bengasi, la protesta: «Liquami ovunque e cassonetti usati dai turisti dei rifiuti»

Matteo Scardigli
Degrado in via Bengasi, la protesta: «Liquami ovunque e cassonetti usati dai turisti dei rifiuti»

Livorno, dopo l’sos a Casalp i residenti delle case popolari chiamano Il Tirreno: «Ora avvertiremo anche l’Asl, poi vogliamo i cancelli agli ingressi»

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LIVORNO. Il fetore aggredisce la bocca dello stomaco prima ancora di entrare nel complesso di case popolari in via Bengasi, a poche decine di metri dalla Stazione. All’ingresso del cortile ci sono sei cassonetti condominiali straripanti, accanto sono ammassati resti di mobili, materassi, un frigorifero e perfino un’auto abbandonata. Ma il tanfo non viene da lì. La scia maleodorante conduce al marciapiede interno di uno degli stabili, proprio accanto al portone, dove un rigurgito di escrementi ha fatto saltare il tombino di pietra, sversando all’esterno.

«Tre o quattro volte all’anno siamo in queste condizioni, Casalp manda la ditta a spurgare ma dopo qualche mese siamo di nuovo da capo. Ecco perché ci rivolgiamo a Il Tirreno» spiegano i residenti, che poi proseguono: «Il puzzo ci entra in casa anche se teniamo le finestre chiuse, ed è impossibile stendere i panni ad asciugare». Senza contare che i forti odori attirano topi e gabbiani, e gli escrementi esposti all’aria aperta costituiscono l’ecosistema perfetto per molti insetti.

Una situazione che negli ultimi anni è diventata insostenibile, come denuncia Luciano Fini: «Queste case cascano a pezzi e le tubature ormai non ce la fanno più. All’inizio dell’estate sono venuti i muratori, hanno spaccato il muro e hanno sostituito un’altra volta il pezzo rotto per l’ennesima volta in cinque anni; ci hanno detto “speriamo che duri, ma tanto fra un po’ si rompe un’altra volta”». Il terrore è che i liquami siano penetrati nel gattaiolato fino alle fondamenta e abbiano invaso l’appartamento al piano terra, abbandonato e sprangato da tempo.

Ma questo non è il solo grido d’allarme. «Siamo più o meno venticinque famiglie per palazzo (considerati gli affittuari e gli occupanti, ndr), moltiplicato per quattro palazzi fanno circa 100 persone. Abbiamo solo dodici cassonetti e sono sempre strapieni» insiste Vincenzo Evangelisti, che più volte ha segnalato ad Aamps la necessità di effettuare più ritiri: «Non fanno in tempo a svuotarli che già li abbiamo riempiti». E poi un giorno un condomino lascia all’ingresso del cortile un materasso perché l’azienda dei rifiuti se lo porti via. Lo lascia a ridosso del muro di cinta, di fronte alla Seicento blu ereditata anni fa dalla nipote di un’anziana vicina deceduta e mai portata via.

Il degrado chiama degrado, e in breve compaiono altri materassi e mobili rotti, qualche sedia, i cuscini di un vecchio divano e la rete di un letto. Rodrigo Papini, armato di buona volontà, si è prodigato per risolvere il problema attraverso i canali ufficiali, ma ha avuto una brutta sorpresa: «Una vicina mi ha chiesto di organizzarle il servizio di ritiro ingombranti per un frigorifero, e da lì ho iniziato a interessarmi di più al problema dei rifiuti. E una sera, per caso, ho assistito a una scena che mi ha lasciato a bocca aperta. Una macchina che percorreva via Bengasi si è fermata, ha fatto marcia indietro ed è entrata nell’ingresso; il conducente è sceso, ha aperto il bagagliaio, ha scaricato del materiale e poi è ripartito».

Un gesto diventato un’abitudine, come testimoniano anche altri condòmini: «Ormai vengono da tutta Livorno a scaricare qui, entrano dalla strada e poi attraversano il giardino ed escono indisturbati da via Vivarelli» riassume ancora Evangelisti con una battuta: «Qui hanno aperto una nuova isola ecologica». I cassonetti delle case popolari insomma sono diventati una specie di discarica pit-stop, ma c’è dell’altro. «Siamo molto preoccupati perché abbiamo letto su Il Tirreno che arriveranno gli ispettori ambientali a fare le multe, e qui non tutti fanno la raccolta differenziata» raccontano ancora i residenti, alludendo ai vicini “zingari”: «Non sono soltanto i Livornesi a buttare via tutto come capita». Segno di una tensione tra vecchi e nuovi inquilini che rischia di degenerare in una guerra fra poveri: «Chiediamo da anni di essere trasferiti - confessano alcuni fuori dai denti - ma la precedenza viene sempre data alle famiglie di immigrati, mentre noi siamo abbandonati da tutti. Da Aamps, da Casalp e dal Comune».

Difficile non dar loro credito, basta fare un confronto per immagini. Quattro anni fa, all’assessorato al Sociale c’era ancora Ina Dhimgjini (oggi c’è Leonardo Apolloni), Il Tirreno seguì una maxi operazione della polizia municipale per portare via le auto abbandonate nei cortili della case popolari (non solo in via Bengasi quindi, ma anche in via Tripoli e in via Badaloni). Nei parcheggi di molti edifici Erp, infatti, si trovano veicoli lasciati da inquilini che non abitano più negli appartamenti, ma anche soggetti che non vi hanno mai abitato, e costituiscono facile ricovero per scambio di stupefacenti, vengono “cannibalizzati” dai cercatori di pezzi di ricambio, presentano lamiere arrugginite e taglienti pericolose soprattutto per i bambini che giocano, diventano ricettacolo di rifiuti ed erbacce e talvolta comode tane per gatti e roditori. Ecco, in una foto scattata quattro anni fa si vede un’auto, una Ford color amaranto, che ancora oggi è parcheggiate nello stesso punto preciso, con le gomme a terra e carica di giochi per bambini, quadri e scartoffie. «Ma non è mica la sola!» incalzano gli inquilini, indicando una Punto grigia con la marmitta arrugginita collassata sull’asfalto e un furgone bianco con i finestrini verniciati.

Eppure, in questa riunione di condominio improvvisata in giardino, un paio di idee saltano fuori. «Chiamiamo la Usl per i liquami, di sicuro è un’emergenza sanitaria. E mettiamo il cartello “area videosorvegliata”, così la gente non viene a scaricare» esclama Fini, ed Evangelisti di rincalzo: «Chiediamo a Casalp di poter mettere i cancelli, sia all’ingresso di via Bengasi che a quello di via Vivarelli».


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