Gioco
Quintali di rifiuti “rubati” dalla discarica abusiva
Via della Padula: qualcuno ha portato via materiali pericolosi insieme a laterizi ma il Comune non sa chi è stato. Rimangono lastre di amianto e filo spinato
LIVORNO. Il mistero della “discarica di nessuno”, a un anno dalla denuncia de Il Tirreno, si infittisce.
Nel sottopassaggio di via della Padula, stradina privata che corre parallela alla siepe che la separa dal parcheggio di fronte al The Space e poi piega a perpendicolo per infilarsi sotto la Variante, nel tempo era cresciuta una discarica abusiva di 50 metri lineari di quintali di piastrelle, vecchie finestre, wc e tettoie di eternit scaricate da imprese edili senza scrupoli. Pochi giorni dopo quel primo articolo l'amministrazione comunale stimava il costo per la rimozione e lo smaltimento della montagna di rifiuti a 130 mila euro, e faceva sapere che avrebbe provveduto alla bonifica entro 150 giorni in ogni caso.
Eppure la presenza di gran parte di quel materiale era già stata segnalata all’ufficio ambiente del Comune dalla stessa polizia municipale, per giunta diversi mesi prima (a maggio, per la precisione); anzi, sul tavolo dell'ufficio Ambiente c'era una pratica aperta per una segnalazione risalente a nove anni prima. Fatto sta che era venuto a galla un intoppo, un groviglio burocratico che valse al deposito di rifiuti il poco lusinghiero soprannome di "discarica di nessuno": Aamps non poteva intervenire finché non fosse stato chiarita l'identità del privato, al quale era in capo il controllo dl proprio terreno e la relativa pulizia. Infine a febbraio 2018, quasi quattro mesi dopo, le cose andavano un po' meglio, sebbene non di molto: il Comune aveva posizionato una recinzione a delimitare l'area, con un cartello di divieto d'accesso. E poi silenzio.
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I 150 giorni sono passati, e altri 150 ancora. Siamo a novembre 2018 e in effetti una mezza novità c'è. Nel senso che la discarica è stata ripulita... a metà. Il fiume di rifiuti che attraversava il sottopasso è stato "dragato" nel centro, ma sulle due sponde ancora abbondano sanitari spaccati, secchi sfondati, sacchetti e sedie di plastica, ma soprattutto gli scarti dell'edilizia con le temute lastre di eternit in disfacimento; c’è addirittura del filo spinato. E qui la faccenda prende una svolta surreale. Dal Comune fanno sapere di essere infine risaliti all'identità del fantomatico "privato", che in realtà è il Comune stesso (per due terzi) insieme ad Anas (per un terzo). Ma, aggiungono, non sono intervenuti loro. Ma allora chi è stato?
Stando alla ricostruzione dei fatti fornita dal portavoce del sindaco Filippo Nogarin, Tommaso Tafi, non si sa chi abbia fatto sparire senza troppo clamore quintali di rifiuti pericolosi, premurandosi poi di rimettere il nastro al suo posto, né tantomeno dove li abbia portati: «Dall’anno scorso abbiamo avuto diverse emergenze. Questa è stata ritenuta meno prioritaria, essendo stata messa in sicurezza e non essendo area di passaggio. Chiunque abbia fatto lo scavo ha commesso un errore - precisa Tafi - , ora siamo in attesa di un preventivo di Aamps per rimuovere i rifiuti e in settimana faremo un sopralluogo con l'ufficio Patrimonio e chiuderemo l’area con le transenne new jersey».
La promessa è fatta, Il Tirreno continuerà a vigilare.
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