Sicurezza
I comunali sono in rivolta «Persi 350 posti i servizi soffrono»
La denuncia dei sindacati: «Continui cambi di dirigenti e incertezza amministrativa». Scontro con il sindaco
LIVORNO
«Non è stato bello leggere certe dichiarazioni da parte del sindaco contro i dipendenti comunali. Tra l'altro ha utilizzato i social e secondo il nostro codice, non possiamo rispondere sui social a un superiore». La critica a Filippo Nogarin arriva dai sindacati – Cgil, Cisl, Uil e Usb – che si sono ritrovati in Comune per fare un bilancio (negativo) di questi quasi cinque anni di mandato.
I lavoratori comunali sono in subbuglio. Partono sottolineando di non avere gradito una dichiarazione del primo cittadino che, intervenendo sui social sui lavori alla Terrazza Mascagni, ha scritto: «Non è normale che un assessore debba trasformarsi lui in direttore del lavori e nemmeno in rup. Altrimenti cosa si pagano fior fior di tecnici a fare». Ma questa è solo la goccia.
L’affondo è arrivato pochi giorni fa durante il salatissimo conto che i dipendenti pubblici hanno presentato all'amministrazione. «Da anni viviamo in un'enorme incertezza amministrativa – è intervenuta Letizia Carmignani, rsu Cgil – per colpa di quasi cento versioni della macrostruttura che abbiamo dovuto subire. Continue modifiche, cambi di dirigente ogni due-tre mesi, spostamenti di uffici e cambiamenti immotivati ci mandano in grande confusione. Settori importanti come il sociale o il demografico hanno avuto addirittura tre dirigenti in un solo anno. E ogni volta dobbiamo ripartire dall’inizio, perdendo tempo e lavoro. Manca una guida».
Il problema più grande, però, a detta dei sindacati riguarda il numero dei dipendenti che è sempre più basso: «Comprese le maestre e i vigili urbani, l'età media dei dipendenti comunali è di 55 anni. Decisamente troppo alta. Rispetto a pochi anni fa, mancano circa 350 lavoratori che sono andati in pensione e non sono stati sostituiti. Solo nelle scuole sono stati rimpiazzati tutti i pensionamenti, ma comunque non si è andati ad aumentare il personale come era stato promesso».
E questo crea dei disagi a chi deve usufruire dei servizi: «All'anagrafe, per esempio, abbiamo 16 addetti per 160mila persone. A Cecina sono in 28mila e ne hanno 7. La polizia municipale è sotto di 35 unità, mentre la protezione civile ancora non ha un tecnico a capo. Ci sono stati messi due laureati in giurisprudenza che sono bravissimi. Ma che non sono dei tecnici. Per altro manca un numero sufficiente per garantire i turni di reperibilità e di pronto intervento, perciò ci sono dei turni che durano anche 18 ore di fila».
Critica anche la situazione descritta per le scuole. «Il 50 per cento del personale scolastico – sottolineano Rosa Distaso della Uil e Stefano Chetoni della Cisl – è precario. Dopo tre anni di lotte sindacali siamo riusciti a ottenere un concorso nelle scuole, solo perché le precarie interinali erano diventate la maggioranza».
Sono aumentati ancora, inoltre i giorni che servono per fare la carta d'identità. «Il Tirreno poco tempo fa aveva detto che ne servivano 37. Bene, ad oggi ce ne vogliono una cinquantina. Quaranta, invece, sono i giorni di attesa per richiedere un appuntamento a uno sportello». Sotto organico, infine, anche le assistenti sociali. «Questa giunta – chiudono i sindacati – ha finanziato il reddito di cittadinanza con i soldi in bilancio che le assistenti, grazie alle social card, utilizzavano per far fronte ai casi più bisognosi che avevano in carico. Tra l'altro seguiamo con apprensione il caso della Rsa Pascoli che rischia di causare nuove perdite di lavoro e di alcuni servizi indispensabili per decine di famiglie». —
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