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«Fiorenzo Magni era un fascista», niente dibattito al museo della Resistenza
Cancellata la presentazione del libro sul ciclista “nemico” dei partigiani. Lo storico Bernardi, "spostato" in biblioteca, attacca: «Questa è censura»
PRATO. Fiorenzo Magni, un grande campione di ciclismo, tre volte vincitore del giro d’Italia, negli anni di Coppi e Bartali, e dei Giri delle Fiandre, che ha scritto pagine gloriose delle due ruote. Ma pagine nere che i pratesi non vogliono ricordare: quelle della battaglia di Valibona, sulla Calvana, dove il 3 gennaio 1944 morirono fascisti e partigiani. Né ascoltare le parole che lo scrittore Walter Bernardi, autore del libro “Il caso Fiorenzo Magni. L’uomo e il campione nell’Italia divisa”, avrebbe voluto far risuonare all’interno del Museo della Deportazione e della Resistenza di Prato. I relatori sarebbero stati Matteo Mazzoni dell’Istituto toscano sulla Resistenza, John Foot dell’università di Bristol, che ha firmato la prefazione e don Giuseppe Billi, parroco di Figline.
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Ma la proposta di Bernardi, inizialmente appoggiata dai vertici del Museo della Deportazione, è naufragata all’improvviso proprio quando l’iniziativa del dibattito era già stato inserito nel programma “Un autunno da sfogliare”. Un dietrofront inappellabile. Motivo? Nessuno lo ha mai detto apertamente ma tutti lo pensano: uno dei protagonisti dei fatti di Valibona fu Fiorenzo Magni, il ciclista-fascista che ha vissuto nella casa del Fabbro, una frazione di Vaiano. Una macchia indelebile da cancellare. Impensabile anche l’idea di battezzare una pista ciclabile “Fiorenzo Magni”: un’onta per chi avrebbe voluto accostare il “Leone delle Fiandre” ai due campionissimi Coppi e Bartali.
La parola che Bernardi ha evocato più volte, anche sulla sua pagina Facebook, è “censura”. Qualcuno non ha gradito quindi la scelta della sede di Figline dove, nel cda del Museo della Deportazione, compaiono anche Aned, Anpi e Comunità ebraiche. E la proposta alternativa e conciliante dell’assessore alla cultura Simone Mangani (biblioteca Lazzerini) è stata poi respinta con un “no grazie”.
Sono trascorsi 74 anni da quei fatti. Magni venne assolto (partecipò ma non uccise nessuno). Negli anni successive vinse i Giri d’Italia nel 1948, 1951 e 1956. Incontrò cinque Papi e venne premiato dal presidente della Repubblica Ciampi. Ma la Valibona molti pratesi non gliel’hanno mai perdonata.
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