Gioco
A lezione di storia da Tommy&Claudio per riscoprire l’orgoglio livornese perduto
Il volumetto, acquistabile in edicola insieme al nostro giornale, trasmette un senso di orgoglio antico rispetto alla rassegnazione odierna
Li conosciamo come quelli che fanno ridere. Riso amaro, spesso. Mai sguaiato. Tommy & Claudio, la coppia della satira livornese armata di matita e colori per il mitico “Vernacoliere” e per “la Tracina” l’appuntamento del sabato sul “Tirreno”, in cronaca di Livorno. Irriverenti e scanzonati. Affidereste dunque a questi due figli dell’humor labronico l’incarico di raccontare qualcosa di maledettamente serio? La rappresentazione, per esempio, delle vicende storiche del capoluogo lungo un arco di un secolo e mezzo? Impresa difficile per chiunque.
Eppure i due – che nella vita reale si chiamano Claudio Marmugi e Tommaso Eppesteingher – si sono cimentati con la vasta e ricca materia e ne hanno tratto un libro di 80 pagine che si gusta tutto d’un fiato: “La Storia di Livorno a fumetti 1800-1945”. Sì, a fumetti; il linguaggio congeniale a Marmugi e a Eppesteingher. Il volumetto, acquistabile in edicola insieme al nostro giornale, trasmette un senso di orgoglio antico rispetto alla rassegnazione odierna: “Una città particolare, viva e malinconica, oggi alla ricerca di un senso e di un’identità che ha quasi perduto negli anni, quando forse, attardata in una forma di autocompiacimento di sé e di ciò che viene chiamata livornesità, non si è accorta che le cose nel mondo cambiavano, nel bene e nel male, ma cambiavano e oggi sono assai diverse di allora” ha scritto Alfonso Maurizio Iacono sul “Tirreno” lunedì scorso ragionando appunto di Livorno.
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La Storia come eredità da far fruttificare. Ecco allora lo scrittore inglese Charles Dickens rappresentato nel suo Grand Tour italiano mentre fa tappa da queste parti e resta ammirato della ferrovia Pisa-Livorno, anno 1844, tra le prime costruite nell’Italia ancora disunita. Come appare impietoso il raffronto con il presente: Livorno tagliata fuori dai collegamenti veloci, persino recarsi a Firenze in treno costa tempo e fatica. La qualità dei disegni esalta la passione trasfusa nella ricostruzione degli eventi piccoli e grandi della città, di luoghi andati perduti per sempre, di personaggi cosmopoliti e al tempo stesso così livornesi. Belle le tavole a colori il cui unico difetto è che avrebbero meritato un formato più grande, proprio per consentire di apprezzare il pregio dei dettagli.
C’è un ritmo epico nel raccontare il contributo dei popolani e degli intellettuali nelle vicende del nostro Risorgimento: forse le pagine più belle sono quelle dedicate all’insurrezione del 10-11 maggio 1849 quando nel pieno della prima Guerra d’Indipendenza la città subisce l’assedio delle truppe austriache e la successiva feroce repressione. Tengono la scena, nella tensione trasmessa dai disegni ben curati, l’artigiano Enrico Bartelloni, fucilato dagli occupanti, e l’intellettuale Francesco Domenico Guerrazzi, perseguitato dai Lorena. Roba di 170 anni fa, eppure la lezione per l’oggi c’è tutta; erano tempi infatti in cui popolo ed élite avevano un comune sentire rispetto a un obiettivo ambizioso e quasi impossibile: unificare la nazione per il bene comune.
Dirà qualcuno: vabbé, ma a che serve ricordare tutto ciò? Il libro dà la giusta risposta a questo sentimento di sottovalutazione della memoria: “Quanto si sbaglia la gente che dice che a Livorno non c’è nulla e non c’è mai stato nulla” sottolineano gli autori. L’elenco dei personaggi infatti che hanno affollato il palcoscenico labronico è da kolossal: Garibaldi, Mazzini, Marconi, Marx, Fattori, Modigliani, i Ciano padre e figlio, Pertini, Ciampi. Insieme a una folla di comprimari salvati dall’oblio. Bravi dunque Tommy & Claudio: solo chi ha dimestichezza con la risata poteva osare di strappare una lacrima di rimpianto per una Livorno che è stata splendida e potrebbe esserlo ancora se solo si avessero gli occhi giusti per guardare lontano.
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