La protesta
Prove generali per la corsa al Municipio
Dietro le quinte del voto in Provincia, tra M5S che diserta, centrodestra che accusa e schede a sorpresa di Valiani e Cannito
LIVORNO
«Votare cosa...?». Questa risposta politicamente eloquente ma non proprio istituzionalmente friendly l’ha data Filippo Nogarin quando mercoledì ha disertato, come il resto dei pentastellati, l’elezione in Provincia.
Quando il 12 ottobre 2014 Alessandro Franchi tenne a galla il Pd stringendo tra le mani almeno il timone di Palazzo Granducale dopo che i 5S avevano appena sbaragliato il dirimpettaio Palazzo Civico, in pochi avrebbero immaginato di ritrovarsi a votare il presidente della Provincia. La legge Del Rio aveva aperto la strada all’abolizione: tempo di gestire la fase intermedia, si disse, e gli enti ridotti a entini non ci saranno più. E invece le Province sono ancora lì. Con meno personale, con meno soldi, ma ancora con competenze importanti (come scuole o strade). E con presidenti da eleggere.
È un fatto: a questo giro, per colpa di un meccanismo cervellotico frutto di una riforma rimasta a metà, l’elezione della nuova guida si è trasformata in qualcosa di così lontano dalle strade e dalle piazze che i livornesi non si sono neppure accorti dei seggi. Ma se si guardano da vicino le mosse dei sindaci e dei consiglieri comunali – gli unici ammessi al voto da Colle all’Elba – ecco una prova generale di politica e politichese verso le elezioni che a maggio decideranno il sindaco.
Questa volta solo una manciata di sindaci poteva ambire all’elezione: di Sassetta, di Capraia e di quattro comuni dell’Elba, compreso Porto Azzurro. Questo perché sono gli unici ad avere davanti più di 12 mesi di mandato. Sul pluri-sindaco elbano Maurizio Papi si è concentrato il centrodestra, sulla capraiese Marida Bessi ha spinto il Pd, che ha incassato il sostegno di forze di sinistra come il Futuro di Andrea Raspanti e Giovanna Cepparello.
Ironia della sorte, la sindaca del comune più piccolo della costa sono contati più di tutti i voti (e i non voti) dei consiglieri del comune più grande, Livorno. Il peso dei voti raccolti è infatti ponderato in base al numero degli abitanti (per il capoluogo ogni scheda viola va moltiplicata per 1.363).
Quando gli scrutatori hanno aperto lo scatolone livornese hanno trovato 10 voti per Bessi, 2 per Papi e 3 schede nulle. I 7 consiglieri del Pd hanno votato in blocco Bessi, così come Cepparello e Raspanti. Elisa Amato (Fi) ha barrato il nome di Papi. E contattati dal Tirreno sia Marco Bruciati di Bl che gli ex grillini Giuseppe Grillotti e Sandra Pecoretti di Ll hanno fatto sapere di avere fatto scheda nulla. «Era un’elezione assurda», dice Bruciati. «Tra destra e un po’ meno destra per me non cambiava molto», punge Grillotti. Quindi di chi sono i due voti che restano, uno per Papi l’altro per Bessi? Gli unici consiglieri che confermano di essere andati al seggio sono l’ex grillino Marco Valiani (Lpt) e il leader di Cd Marco Cannito. Il primo si trincera dietro al «no comment». Il secondo risponde: «Dialogo con tutti, lascio il segreto». Mosse e contromosse ora che tra le forze sono già partiti gli incontri trasversali in vista delle comunali...
Certo è che i 17 stellati, Nogarin compreso, hanno disertato le urne. «Gliel’ho già detto in faccia, così hanno fatto un favore al Pd», si arrabbia Amato, che lancia una frecciata anche al Pd: «Esulta per una candidata che è stata eletta sindaca con i voti del centrodestra». «Noi non facciamo favori a nessuno, abbiamo deciso di non votare perché siamo sempre stati per l’abolizione delle Province», controbatte Marco Galigani, di quel M5S che eppure a suo tempo ha votato contro la riforma costituzionale: «Ma lì dentro c’era di tutto, fosse stata spacchettata...». «Il loro è un cortocircuito politico-istituzionale», ironizza Pietro Caruso (Pd). Perché «da una parte non si riconoscono le Province e dall'altra, vista la legge di bilancio appena votata alla Camera, si prevede l'investitura a stazioni appaltanti per i Comuni. Da una parte si chiede la chiusura e all'altra si governa con la Lega che vuole reintrodurre il voto dei cittadini per presidenti e consigli...». E intanto prende e porta a casa. —
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