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Il regno di Marida, la presidente di scoglio: «Cresciuta in minoranza, lavorerò gratis»
Sei mesi fa ha conquistato l’isola di Capraia, ora Bessi a 57 anni è la prima donna alla guida della provincia di Livorno «Impegno difficile, le priorità sono le scuole e creare una casa comune dove valorizzare tutti i piccoli territori»
LIVORNO. Sorride Marida Bessi, presidente di scoglio, prima donna alla guida della Provincia di Livorno, ricordando i nomignoli che le avevano appiccicato quando era la voce della minoranza e si batteva per «la creazione del parco a Capraia» e sosteneva che lo sviluppo e il turismo dovessero essere sostenibili. «Dicevano che non volevamo nulla – ricorda – solo campi di grano e mucche al pascolo. Io per tutti ero la berta o peggio l’uccellaia. Era il 1986 e oggi, da sindaca, dico le stesse cose di allora». La forza di Bessi, che da isolana conosce le regole del vento da quando è nata, un giorno di aprile di 57 anni fa, è stata quella di non aver cambiato rotta, neanche quando la sua barca di ideali ambientalisti con venature a sinistra restava ferma e gli scafi degli altri la passavano e vincevano le elezioni.
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Presidente, è cambiato il vento?
«Il vento in che senso?».
Dice le stesse cose da 30 anni, ma prima divideva, ora unisce. In sei mesi ha vinto le elezioni a Capraia e ora è diventata presidente di una provincia di 340 mila persone da uno scoglio più vicino alla Corsica che all’Italia.
«Credo sia perché ho fatto esperienza e ho capito che le divisioni non portano a niente, perché quando dividi non costruisci. L’ho provato a Capraia: se cerchiamo di lavorare insieme si raggiungono gli obiettivi».
Altro paradosso: dicevano che avesse padrini importanti come Vannino Chiti e Claudio Martini. Eppure le soddisfazioni personali sono arrivate quando la loro carriera è terminata.
«La presidenza nasce dall’elezione a sindaca, eravamo solo in cinque a poter ricoprire questa carica. Politicamente nel passato non mi è mai interessato fare carriera, nel 2006 mi sono candidata a sindaca di Capraia e ho perso. Ma non mi sentivo legata a un partito».
Ma la sua estrazione è di una sinistra ambientalista.
«Il mio cammino è sempre stato a sinistra, è chiaro».
Determinate però è stato il non voto dei Cinque Stelle.
«Forse il mio nome stava bene anche a loro perché nel passato non sono mai stata etichettata. Ho sempre badato ai contenuti del mio impegno per Capraia che si riferiva a tematiche di sviluppo, ambiente e turismo. Al di là di quelle che erano le posizioni regionali e nazionali».
Questo incarico somiglia a un esame di maturità?
«Diciamo che è un bell’impegno, cercherò di mettercela tutta, metterò la mia esperienza a disposizione. Non mi sento una politica di professione».
Anche perché la Provincia è un ente azzoppato: ha pochi soldi ma tante responsabilità su temi molto delicati come strade, ambiente e soprattutto scuola.
«Non sarà facile in questa situazione, ma credo nel ruolo di anello di congiunzione della Provincia tra i piccoli comuni, la Regione e i Ministeri. Una sorta di casa comune dove unire le diversità per fare un buon lavoro di coordinamento. Attraverso i finanziamenti europei possiamo essere più forti se riusciamo a coordinare le potenzialità dei vari territori che hanno ricchezze a livello paesaggistico, storico, di agricoltura e turismo».
Una sorta di modello Capraia?
«Esatto, i piccoli territori hanno meno possibilità organizzative ma non per questo hanno meno valore, se facciamo rete realmente e non solo a parole forse riusciamo a migliorare e a centrare gli obiettivi valorizzando la diversità dei territori che diventa ricchezza».
Ha già parlato con Franchi?
«No, ancora no. Però ciò che mi conforta è che c’è un ottimo staff, e questo mi aiuterà».
Quali sono le priorità?
«Il tema della scuola è abbastanza complicato e urgente. Perché la scuola è il futuro, ed è una funzione importante che la Provincia ha conservato».
Come concilierà i due incarichi, lascerà il lavoro all’agenzia turistica?
«Lavorare devo, perché l’incarico in Provincia non è retribuito mentre quello da sindaca di Capraia è di poche centinaia di euro. E dunque di qualcosa devo campare. Ho capito però che, anche per aiutare la mia isola, dovrò muovermi e cercherò di conciliare tutto sviluppando una rete di conoscenze».
Il comune di Capraia è il più piccolo della provincia e lei è la prima presidente donna. Sembra un bel segnale?
«Me lo hanno fatto notare in molti, credo sia un segno di cambiamento, forse perché noi donne siamo meno litigiose. Dare spazio a sensibilità diverse, anche femminili, è importante. In particolare rispetto a quello che ci circonda e a una lettura diversa da quella maschile. Ma non solo, è anche un messaggio rispetto ai piccoli territori, una voglia di dare una prospettiva nuova».
Al contrario a livello politico nazionale è un momento in cui trionfano odio, rabbia e un linguaggio sempre sopra le righe.
«Bisogna trovare il modo di stemperare questo clima, ma serve volerlo e serve lavorare. Faccio sempre un esempio stupido ma che rende l’idea: l’evoluzione è iniziata quando le particelle hanno deciso di collaborare, nella separazione non cresce niente. Ecco perché tutti dobbiamo fare un passo avanti, o indietro, per trovarci e parlarci. E bisogna riuscirci, anche se è più facile creare separazione. A Capraia il mio motto è: dobbiamo essere un’isola che non si isola».
Dopo l’elezione ha ricevuto tanti messaggi di auguri.
«Tantissimi, quello che mi ha fatto pensare è stato di un ragazzo di Capraia: mi ha fatto i complimenti dicendomi che era felice perché una persona qualunque si impegnava in politica. Io mi sento così».
Detto tutto questo è anche la sua rivincita personale?
«No, potrei dire: “Quando lo dicevo io”. Ma sarebbe sbagliato. Perché anche chi ti sta intorno ci deve arrivare da solo alle cose altrimenti è come parlare ai sordi. È avvenuto così con Gaetano (Guarente l’ex sindaco scomparso l’anno scorso), siamo stati su posizioni diverse per anni e poi ci siamo trovati insieme».
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