Il Tirreno

Livorno

IL CASO DI UN PENSIONATO LIVORNESE 

Niente assegno all’ebreo in fuga coi genitori

Pietro Barghigiani

La Corte dei conti gli riconosce un risarcimento, ma il ministero vince il ricorso al Tar: era solo un bebè, non era perseguitato

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO

Sì, era ebreo. Ma era troppo piccolo per capire gli effetti di una discriminazione razziale. E nemmeno si è reso conto di quello che stavano patendo i familiari con una mamma costretta a partorirlo negli scantinati di un ospedale. È durato pochi mesi quello che un pensionato livornese pensava fosse un risarcimento morale e non solo economico. Dopo aver vinto in primo grado davanti alla Corte dei conti fiorentina la causa contro il ministero dell’economia per vedersi riconoscere il diritto all’assegno di benemerenza, l’anziano ha visto ribaltare la decisione a Roma. Accolto il ricorso del ministero: niente assegno al livornese di origini ebree nato durante la fuga dei suoi genitori dai rastrellamenti nazifascisti nella provincia pisana.

L’assegno di benemerenza è previsto per quei cittadini ebrei italiani – in età pensionabile (65 anni) – che siano stati perseguitati dalla legislazione antiebraica dal 1938 al 1945. Un ristoro di Stato dopo la vergogna delle leggi firmate dal re a San Rossore nel settembre del ’38. Dopo il no della commissione ministeriale arrivato nel 2016, il 74enne è andato davanti alla Corte dei conti col suo legale, l’avvocato Carlo Borghi. Il giudice «aveva riconosciuto la natura persecutoria nell’esigenza, concretamente verificatasi, del nascondimento del bambino appena nato nei sotterranei dell’ospedale di Volterra per sottrarlo al pericolo determinato dalle violenze nazifasciste, nonché dalla possibilità concreta di deportazione in un campo di sterminio ovvero nell’uccisione immediata».

Quella che a Firenze era stata valutata come una persecuzione meritevole di ottenere una riparazione con l’assegno (circa 480 euro), a Roma è stata giudicata ininfluente. Non aver dimostrato l’esistenza di una persecuzione personale ha giocato a sfavore del 74enne. Il clima di paura era generale. E non solo verso gli ebrei, è stato il ragionamento dei giudici della capitale. Di qui l’assenza di una discriminazione da risarcire. «Le testimonianze acquisite a sostegno dell’istanza erano relative ad avvenimenti precedenti alla nascita del pensionato – si legge nella sentenza – Il riconoscimento del diritto all’assegno era stato concesso senza una concreta prova delle sofferenze da lui direttamente patite e non dal nucleo familiare». Nel suo ricorso il ministero ha sottolineato che «il breve periodo tra la nascita (del pensionato, ndr) e la liberazione di Volterra dall’occupazione nazifascista nel luglio 1944 non avrebbe potuto ingenerare nel soggetto appena nato la consapevolezza della potenzialità del trauma personale e familiare in rapporto ai fatti persecutori dell’epoca». C’era, ma non capiva cosa stava succedendo. E di conseguenza non poteva esserne turbato. Esiste la necessità di atti specifici di persecuzione nei confronti del soggetto beneficiario, «poiché l’assegno di benemerenza non viene erogato a tutti gli appartenenti alla minoranza ebraica soggetti alle leggi razziali. Il beneficio, infatti, persegue la ratio di una compensazione per il singolo e non già di un indennizzo all’intera comunità perseguitata». Tradotto: la nascita di quel livornese nei sotterranei dell’ospedale di Volterra per sfuggire alle stragi nazifasciste prima della Liberazione non integra la nozione di atti persecutori. E quindi non di maturare il diritto all’assegno.

Contano i traumi subìti come ebreo e non le condizioni di terrore in cui nacque. «Questa sentenza dimostra l’ingratitudine dello Stato» ha confidato il 74enne al suo legale, Carlo Borghi. «I giudici sostengono che la persecuzione doveva essere individuale e non di situazione – spiega l’avvocato – Il cliente c’è rimasto molto male. Non tanto per i soldi che, comunque, sarebbero stati utili, quanto per una questione di principio, morale. È dimostrato da tempo quanto il feto possa risentire dei traumi subìti dalla mamma in gravidanza. La nascita in un sotterraneo, in fuga dalle rappresaglie nazifasciste, e quello che i genitori hanno dovuto affrontare in quei giorni hanno condizionato il carattere e la vita del mio cliente». –

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web