Gioco
Nel tempio delle fabbriche-fantasma: "Lavoriamo fra i rifiuti scaricati nella notte"
Via Enriques era il cuore dell'industria livornese: ora hanno chiuso sia la Delphi che la Trw, la strada si è trasformata in una discarica colma di rifiuti abbandonati. Protestano le attività: metteremo le telecamere
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LIVORNO. C’era una volta l’andirivieni delle tute blu: prima migliaia (ai tempi della Spica), poi centinaia (sotto le insegne di Trw e Delphi), ora zero. E non c’è da sperare nemmeno che il venti autunnale spazzi via il degrado: anzi, lo accumula e l’ex regno della fabbrica viene trasformato in una discarica a cielo aperto, entrata in nomination fra le più degradate di Livorno.
L’ingresso che invita al viale di accesso della ex Spica, è ostruito una transenna alta un paio di metri in rete saldata, che è tenuta in piedi da piccoli blocchi in cemento. In mezzo, il vento l’ha fatta cedere e anche spostare un po’ di lato. Si può entrare senza problemi. A piedi ed anche in auto. Come la Fiat Punto guidata da un curioso, giunta fino ai cancelli della portineria e, pochi minuti dopo, uscire come nulla fosse.
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Di fronte, c’è un capannone dove trovano posto alcune attività. Un mercatino dell’usato (Ajò) e la EdilCompany, rivendita di pavimenti, rivstimenti, porte e portoni blindati. Lateralmente un ferri vecchi, la ditta Salvadori demolizioni. Lucica Bertesteanu, titolare della EdilCompany, è disperata. Scaricano anche nel piazzale antistante. «I cancelli, mezzi divelti, rendono la vita degli incivili più facile».
Anche ieri ha trovato un frigorifero proprio qui davanti. «Siamo arrivati da poco qui e in breve siamo stati sommersi dalla spazzatura. Non so se hanno previsto di montare foto trappole, ma adesso sono stanca. Piazzerò a breve delle telecamere e almeno vediamo in faccia queste persone e le denunceremo. Per fortuna, quelli del ferri vecchi, vengono e puliscono loro...».
Samantha Gaspardo è la segretaria della ditta: smaltiscono il materiale gettato nel piazzale a loro spese e un anno fa, ebbero i primi segnali che Via Enriques era stata presa di mira da chi, di notte, scarica di tutto. «A pochi metri dal questo capannone, scorre un vialetto che sembra essere anche una via di fuga della raffineria e che sbocca proprio sulla strada principale. C’erano almeno tre metri di rifiuti ingombranti che, dopo nostra segnalazione all’Arpat, furono rimossi».
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Ora è transennato, non è più possibile arrivarci: ma, aggiunge Gaspardo, «in compenso, buttano tutto verso le vecchie fabbriche». Racconta che nel piazzale vengono trovati anche profilattici, potrebbe essere anche «l’indicatore di un probabile giro di prostituzione». Per non dire che, forse, le ex aree industriali malconce e in abbandono si prestano a diventare il nascondiglio per attività illecite. «No, non è una bella zona», dice un’altra addetta. Eppure fino a qualche tempo fa era sì un’area dove evidenti erano i segni di una economia cittadina che non c’è più, ma non c’erano grossi ad andarci a fare un po’ di jogging o a portare il cane a sgambare nei parcheggi auto un tempo dedicati agli operai, come viene raccontato. Durante il giorno, si fermano pattuglie di polizia e carabinieri così come anche quelle dei vigili urbani. Osservano, certamente segnalano, ma è sicuramente di notte che si consuma lo scarico abusivo.
Gli pneumatici accatastati lungo un tratto di marciapiede, sono quasi tutti da moto: qualcuno deve aver avuto la bella pensata di poterli scaricare qui senza problemi. Su un pezzo di nastro c’è scritto "nostra deformata": un po’ come questa terra di nessuno. Proprio di nessuno. E dove non c’è nessuno c’è qualcuno che ci sguazza.
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