Il lutto
La manovra oltre i tifosi dello spread
Non si può tifare per lo spread. Non si può esultare se la Borsa va giù. È da irresponsabili pensare di prendersi la rivincita sugli avversari politici oggi al governo
Non si può tifare per lo spread. Non si può esultare se la Borsa va giù. È da irresponsabili pensare di prendersi la rivincita sugli avversari politici oggi al governo - bollati come irresponsabili a tutte le ore del giorno - augurandosi il tracollo finanziario del Paese. La "manovra del popolo" approvata giovedì sera dall'esecutivo Salvini-Di Maio-Conte contiene i presupposti per rispettare le promesse dispensate con facile abbondanza durante la campagna elettorale. È la base su cui il governo legastellato si appresta a reggere l'Italia per i prossimi dodici mesi. Hanno messo insieme ricchi e poveri, nord e sud, passato e presente. Ma lo hanno fatto. Almeno sulla carta hanno onorato le cambiali sottoscritte. Gli va riconosciuto. Con quali effetti sui conti pubblici lo vedremo, sperando non sia devastante. Ma è pur vero che il rapporto tra il nostro debito e il pil è sempre cresciuto dai tempi dell'ultimo Berlusconi, passando per il rigoroso Monti, fino all'ultima legislatura a marchio Pd.
Insomma non si può gufare allo sfascio ora, quando Renzi e i suoi hanno perso le elezioni del 4 marzo proprio perché non sono stati in sintonia con i bisogni dei ceti più sofferenti.
Depuriamo ciò che è accaduto in questi giorni dall'armamentario propagandistico, tipo l'esultanza di Di Maio dal balcone di Palazzo Chigi e la dichiarazione sull'abolizione della povertà. Sono 25 anni che ne abbiamo sentite di ogni colore, dal primo Berlusconi all'ultimo Renzi. Guardiamo alla sostanza. Nei provvedimenti della manovra, pur tra mille dubbi, vengono affrontate esigenze vere: contrasto alla povertà, età pensionabile più equa, una tassazione meno asfissiante. Sono esigenze campate in aria?
Attenti al populismo dunque. Ma attenti anche a restare senza popolo. Buona domenica.
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