Gioco
Le lacrime di Loriano con l’ultima cliente: dopo quarant’anni "il Falanga" lascia la pescheria
Da lunedì prossimo lo storico negozio nel cuore di San Jacopo cambierà proprietà: «Smetto di svegliarmi alle 4 e mi dedico alle mie passioni»
LIVORNO. Alla fine Loriano si commuove. Lo fa quando una signora che ha appena finito di fare la spesa per il fine settimana – scampi freschi e un trancio di baccalà sottosale – capisce che da lunedì prossimo il Falanga dopo quarant’anni a sfilettare, squamare e impacchettare pesci di tutte le razze e le taglie, non sarà più dietro al bancone del negozio nel cuore del quartiere San Jacopo. «Oh come: ci lascia? Allora non ci vengo più...», dice quando le borse sono già fuori dell’uscio. C’è un attimo di silenzio. La voce si incrina come negli arrivederci che somigliano a un addio. E poco importa se da anni ci si dà del lei per convenzione quando ci si sente in famiglia.
«Vengono due ragazzi giovani e il nome resterà lo stesso: vedrà che si troverà bene signora – risponde Loriano lasciandosi alle spalle il bancone e abbracciando la cliente – Magari all’inizio ci dovranno prendere un po’ la mano, ma garantisco io per loro. E poi ai giovani bisogna dargliela un po’ di fiducia...». Nei pensieri del Falanga, 63 anni vissuti per lo più in questo angolo di via Malta: centro commerciale naturale prima che il termine venisse inventato e sdoganato, affiorano i ricordi.
«Quando mi sono sposato – racconta mentre pulisce le seppie dividendo “il nero” dal resto del mollusco – lavoravo nell’ingrosso del pesce ed ero spesso sul camion a trasportarlo. L’opportunità di comprare questo negozio mi capitò per caso. Era la fine degli anni ’70. Le conoscenze le avevo: esperienza nel settore soprattutto, e quindi sapevo dove prendere i prodotti migliori al prezzo più competitivo. Poi in questa zona conoscevo tanta gente perché in tempo di guerra i miei genitori abitavano qui. I soldi all’inizio erano pochi e con il senno di poi questo lavoro ha permesso a me e alla mia famiglia di vivere dignitosamente, soprattutto ripensando ai primi tempi quando non avevo nemmeno la macchina per venire fin qui da casa...».
La storia della bottega
Sull’insegna la scritta «Pescheria» in rosso, sotto il nome del proprietario in blu e il numero di telefono, perché in quegli anni dove il commercio era basato più che altro sulla prossimità, i clienti ti chiamavano dal fisso, qualcuno lo fa ancora, ordinavano sulla fiducia quello di cui avevano bisogno e poi passavano a ritirare la spesa, magari con quello sconto di pochi soldi che faceva sentire speciale. «Ho sempre cercato di fare il meglio per loro», conferma. E le soddisfazioni per chi dedica anima e corpo al commercio al dettaglio è proprio la felicità del cliente che quando è contento ritorna sempre. Per conoscere quelle di Loriano, però, è necessario parlare con la moglie Susanna che le ha viste da vicino. «Quando i clienti avevano cene importanti era in ansia e si tranquillizzava solo quando lo chiamavano per dirgli che era andato tutto bene».
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La decisione
Quella di lasciare, per Loriano come per altri storici commercianti di San Jacopo (il negozio di alimentari e la latteria in piazzetta, la pizzicheria poco più avanti) è stata una questione di età e prospettive più che di volontà e giro d’affari. «Mi devo operare alle ginocchia e alle anche – spiega a un’altra cliente che gli chiede il motivo del passaggio di consegne – non voglio che la salute diventi il motivo per cui dover abbandonare, magari dall’oggi al domani. Insomma mi voglio fermare in tempo: non voglio fare come i miei genitori che sono morti dietro al bancone – prosegue facendosi serio – E a essere sincero se non fosse stato per questi problemi sarei rimasto volentieri». A farlo lasciare senza rimpianti è stata anche un’altra cosa: «Per vent’anni – aggiunge la moglie – un aiuto glielo ha dato nostro genero Salvatore. Adesso che ha trovato una sistemazione mio marito ha fatto questo passo con una leggerezza maggiore».
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Nipoti e futuro
Dopo quarant’anni passati con la sveglia puntata alle quattro del mattino cinque giorni a settimana, da lunedì per Loriano comincia un’altra vita. «Fino ad oggi – ricorda – le ore che ho dedicato al mio tempo libero le ho tolte al riposo, e in certe circostanze è stata dura. Cosa farò? Tutte le cose che non ho mai fatto: ho un sacco di progetti. Prima di tutto andare a giocare a golf un po’ più spesso e fare il nonno a tempo pieno: ho quattro nipoti e mezzo. E mezzo? Sì, e mezzo, perché una delle mie tre figlie (Francesca, Angela e Giulia) è incinta: aspetta un maschietto», e torna a sorridere.
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Simbolo di una generazione
Loriano non è solo un altro commerciante che passa la mano, ma è soprattutto l’esempio di una generazione che è partita dal basso, ha visto e goduto del boom degli anni Ottanta e Novanta, per poi rischiare – insieme alle loro botteghe – di essere spazzati via dalla grande distribuzione, fino a ritrovare l’orgoglio di essere rimasti piccoli. È successo qui, a San Jacopo, come in altri quartieri della città dove da qualche tempo dietro al bancone sono tornati gli under 40. Succede a pochi metri da qui, a Fresco in città, e succederà nella pescheria da dopodomani. «Devo essere sincero – va avanti Loriano consigliando a una signora un trancio di quel palombo fresco esposto – la mia fortuna sono stati i clienti. Sì, proprio loro: i migliori che potessi desiderare, non perché avessero una possibilità di spesa maggiore che altrove, ma perché in questi quarant’anni ho incontrato persone speciali che hanno trasformato questa pescheria in una specie di vecchio barbiere dove tutti ti raccontavano le loro vite come si fa in famiglia. È per questo che mi mancherà più di tutti il rapporto umano dentro questo viaggio meraviglioso». —
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