Gioco
Festival dell’ironia, si alza il sipario La città risorge e finalmente sorride
La kermesse firmata Stefano Bartezzaghi ci riporta sotto gli occhi di tutta Italia con l’arte dello sberleffo
LIVORNO
S’alza il sipario su “Il Senso del ridicolo”, festival «sull’umorismo, sulla comicità e sulla satira» che torna per la terza edizione a quattro anni dalla prima. La formula è quella consueta: un weekend che propone l’arte del sorridere tenendosi alla larga dall’idea di mettere in fila una carrellata di comici a far grandinare battute e gag.
Nel 2017 la Fondazione Livorno e la sua costola Fondazione Arte Cultura, organizzatori della kermesse, fecero un passo indietro in segno di rispetto per le vittime dell’alluvione e le loro famiglie.
Prima del taglio del nastro il direttore artistico Stefano Bartezzaghi si ferma allo stand del nostro giornale (accanto all’ingresso del tendone principale, in piazza del Luogo Pio) per salutare il capocronista Alessandro Guarducci: «Ringrazio Il Tirreno per come ha presentato la manifestazione, e per l’amore che mette nel raccontarla».
Lo stand del Tirreno sarà aperto anche oggi in piazza del Luogo Pio: al mattino dalle ore 10 fino a mezzogiorno, nel pomeriggio a partire dalle ore 17 per arrivare fino alle ore 19.
Poco distante sosta l’ambulanza donata alla Misericordia di Montenero dalla Fondazione Livorno in virtù della buona volontà degli artisti e dei cittadini, che il presidente Riccardo Vitti ha ringraziato nel discorso inaugurale: «C’è chi ha lasciato il prezzo del biglietto e chi ha rinunciato a parte del cachet, dandoci la possibilità di raggiungere i 350 mila euro (circa il costo complessivo del Festival, ndc) devoluti agli alluvionati».
Ai ringraziamenti si unisce anche il sindaco Filippo Nogarin, dedicando «il nostro pensiero e un abbraccio simbolico ai familiari delle vittime». Poi l’elogio al carattere di Livorno: «Questa città si è risollevata grazie a un grande cuore, e con “Il Senso del Ridicolo” che ci porta sulle cronache nazionali dimostra anche di sapersi promuovere e fare tendenza».
Da lì prende le redini Bartezzaghi (che alludendo al famoso detto sùbito precisa: «milanese, ma non ingegnere»): «Lo scorso anno venimmo per stare vicini alla città, ma tenemmo alta la bandiera con la banana, simbolo del festival, a Milano e nelle scuole di tutta la provincia».
La voglia di ricominciare c’era tutta, e si è vista sin dall’“aperitivo” pre-festivaliero per il taglio del nastro alla mostra di Alighiero Boetti nella sala degli specchi in Fortezza Nuova («adulti, andateci e cimentatevi con le sue opere» esorta il direttore artistico). Ma attenzione: «Il Festival non sarà una rassegna di comici, a differenza della tv c’è l’effetto sorpresa» tiene a mettere in evidenza ancora Bartezzaghi.
Non è una sorpresa invece il successo della “lectio magistralis” di Bianca Pitzorno e Davide Tortorella (figlio di Cino, cioè Mago Zurlì) con il loro “Dietro le quinte del Dirodorlando”.
Nel rievocare le curiosità sul programma televisivo che fece impazzire mezza Italia nel ’73, compreso il gioco del “mistero dell’antico codice” che trasse in inganno anche Francesco Cossiga, ridono gli assessori comunali e si danno di gomito perfino i più austeri presidenti delle fondazioni bancarie, tornati per un momento bambini nel ricordo di quegli anni .
E intanto fuori, al nostro stand, fra le dirette Facebook del Tirreno con volontari e pubblico di questo festival così fuori dagli schemi, il dinamico duo Tommy (Eppesteingher) e Claudio (Marmugi) lavora alla Tracina... —
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