Il Tirreno

Livorno

Addio a Paolo Belforte, libraio e editore che ha illuminato la cultura di Livorno

Cristiana Grasso
Paolo Belforte in una foto di qualche tempo fa
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Paolo Belforte in una foto di qualche tempo fa

Il mondo livornese della cultura è in lutto per la scomparsa di Paolo Belforte: si è spento all'età di 95 anni

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LIVORNO. "Belforte" a Livorno non era una libreria ma "la libreria", così grande che i bambini alla ricerca dei volumi di fiabe si perdevano tra gli scaffali di legno. Così accogliente che generazioni di lettori tra quegli scaffali hanno trascorso ore di sogni, sfogliato pagine e scovato titoli del cuore. Lui, Paolo Belforte, classe 1923, di quella libreria è stato per decenni il colto, gentile e elegante padrone di casa.

NELLA CASA SUGLI SCALI. Paolo Belforte se ne è andato e venerdì amici e parenti gli hanno dato l'ultimo abbraccio. Aveva compiuto ad aprile 95 anni e fino all’ultimo ha mantenuto quella classe, quello stile e quella passione per l’editoria e per la cultura che hanno accompagnato tutta la sua vita. E che rilucevano nella sua casa sugli scali Manzoni, la casa dove ha chiuso gli occhi per l’ultima volta. Circondato dalla bellezza di un’infinità di oggetti e volumi preziosi, opere d’arte e cimeli con l’anima, compreso il micro-libro talmente micro - quanto due chicchi di riso - da essere il testo stampato forse più piccolo del mondo. Un tempio non pretenzioso ma comunicativo e premuroso come lo è stato Paolo, regno dei saperi (plurali) della sua curiosità eclettica.

Anche se la sua libreria già da parecchi anni aveva dovuto cedere terreno alla crisi e alla concorrenza, prima "dimezzata" e poi trasferita, Belforte era sempre il simbolo di un mondo fatto di volumi rilegati, tomi rari ma anche tascabili a buon prezzo, il signore dei sogni di generazioni di divoratori di parole scritte, che si trattasse di letteratura o saggistica. Lì, in quel luogo incantato che si apriva su via Grande con le sue belle vetrine, sbirciavi anche di passaggio il titolo dell’ultimo best seller oppure entravi anche solo per annusare odore di carta e inchiostro.Lui c’era sempre, dietro il banco. Libraio ed editore anche e con alle spalle una tradizione di famiglia che viene dal 1803.

PASSIONE DI FAMIGLIA. Una passione, la sua, trasmessa alle figlie Laura, Francesca e Paola, tutte e tre cresciute in quella montagna di libri e da sempre coinvolte in questa avventura.Del resto Paolo Belforte è sempre stato considerato un’istituzione per la città, conosciuto ed apprezzato in tutta Italia come un’icona di cultura, un amico e mecenate di artisti, scrittori ed editori che da sempre ospitava nella sua libreria di via Grande 91, considerata un luogo di riferimento per Livorno. «Non solo si rivolgevano a lui gli studiosi e gli intellettuali - ricordano le figlie - ma per generazioni di genitori, professori e semplici cittadini rappresentava una fonte di consigli e aiuti».una famiglia di editori.

FRA LIBRI E ARTE. Ebreo, nato nel 1923 a Livorno da una famiglia di editori che già nell’800 esportava libri di preghiera in tutto il Mediterraneo, librai già dagli inizi del 900, attraversò con grande coraggio e speranza il triste periodo delle persecuzioni razziali riparando in Garfagnana con la famiglia (le sorelle Emma e Ginetta e il fratello Piero), trovandosi poi, poco più che ventenne, ad affrontare la ricostruzione di Livorno e la rinascita dell’azienda editoriale e libraria di famiglia con il padre Luigi. Al suo fianco lo zio Gino Belforte, che con la sua galleria "Bottega d’Arte" lo iniziò al mondo dell’arte che da allora sarà sempre tra le sue più importanti passioni.

La rinascita della via Grande lo vede protagonista con la vivace gestione della sua libreria per la quale inventerà, su consiglio dell’amico scrittore Piero Chiara, la formula dell’incontro con l’autore che molti livornesi ricordano: serate vivacissime e molto frequentate in cui i principali scrittori e personaggi della cultura italiana trovavano in quell’ambiente un’atmosfera stimolante ed un’amicizia sincera.Artisti e uomini di cultura come Giuseppe Viviani, Silvano Ceccherini, Luciano Caruso, Giovanni Campus, Franco Antonicelli, Oriana Fallaci, Aldo Santini, Gina Lagorio e molti altri furono ospitati nella libreria e da lui contagiati con la sua grande passione per la città di Livorno, vista sempre in un’ottica non provinciale ma di apertura verso le nuove tendenze.

SPIRITO D’AVANGUARDIA. «Il suo fiore all’occhiello - raccontano ancora le figlie - è sempre stata l’attività editoriale, passione mutuata dalle sue tradizioni ma sempre portata avanti con spirito di avanguardia». La casa editrice abbracciava molteplici campi, dalla narrativa alla poesia alla pedagogia alla psicoanalisi, con un particolare interesse per l’arte e per le edizioni limitate e numerate che, anche con Vanni Scheiwiller, curava con un amore artigianale e personalmente distribuiva.

Tra le sue passioni, il futurismo fu il campo a cui offrì un importante contributo con la valorizzazione dell’opera di Francesco Cangiullo, che scelse di stabilirsi a Livorno e con il quale stabilì una duratura amicizia, con la collaborazione con Luciano Caruso e con l’apertura ai poeti visivi contemporanei. «Tutto ciò che era legato al passato non lo interessava affatto - raccontano così le figlie - tutto ciò che era provincia e chiusura lo infastidiva e per tutta la vita ha perseguito con curiosità e attenzione l’affermarsi delle novità portate avanti sempre in prima persona. Era uno spirito libero, anticonvenzionale e aperto alle nuove esperienze anche in campo sociale e politico».

ARTE ALTERNATIVA. Nascono da sue idee molteplici esperienze, come le ricerche bibliografiche della figlia Francesca, la creazione della casa editrice d’arte alternativa "Le brache di Gutenberg", l’esperienza di Libri informatica con Riccardo Tagliati, la passione per la grafica con la figlia Laura. Gli anni 2000, periodo di crisi per tutte le librerie italiane, furono da lui combattuti con entusiasmo, sempre convinto della sua passione per il libro e forte della sua convinzione che mai questo strumento sarebbe scomparso. Si è allontanato dalla libreria ma ha proseguito l’attività editoriale con la sigla Belforte Cultura. Gli ultimi anni sono stati serenamente vissuti in compagnia della seconda moglie Daniela Rietti, circondato dall’affetto di figlie e nipoti.

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di Redazione web