Gioco
La magica stanza dei giochi di un artista e i suoi bambini
“ABAB”, una installazione di Agata Boetti che ricostruisce e condivide con il pubblico lo spazio dove il padre Alighiero si divertiva con lei e il fratello
LIVORNO
Oggi alle e ore 16, alla Sala degli Archi della Fortezza Nuova inaugurazione di «ABAB – La stanza dei giochi di Alighiero e Agata Boetti». La stanza dei giochi era quella che l’artista Alighiero Boetti aveva allestito nel suo studio di Trastevere per giocare con i suoi figli. La figlia Agata ha trasportato quella stanza alla Fortezza Nuova e invita tutti, piccoli e grandi, ad ammirare lo zoo e a partecipare ai giochi che allora aveva inventato assieme a suo padre. ABAB sono le iniziali di Alighiero Boetti e Agata Boetti, sono le rime alterne di una quartina e sono il titolo di un piccolo libro, edito da Corraini.
Insomma un piccolo grande mondo di fantasia, cultura e soprattutto di amore sta dietro questo progetto sintetizzato con una sigla. La sigla con cui l’artista Alighiero Boetti giocava sul proprio nome-e-cognome e si sdoppiava in due entità gemellari identiche ma distinte.
Le stesse sono anche le iniziali della figlia Agata Boetti che sin da bambina, da sola o con il fratello Matteo, ha interferito con l’opera paterna (di cui oggi è archivista e curatrice) tramite il gioco, l’emulazione, l’esempio. Nell’atelier di Alighiero a Trastevere si giocava e, come un recente libro di Agata (Il gioco dell’arte, Electa, 2016) ci ha rivelato, fra studio e gioco e fra padre e figli, il dialogo era continuo.Alla Sala degli Archi questo dialogo viene ricostruito con fantasia, chiedendo al pubblico di entrare direttamente in gioco dopo aver contemplato lo zoo affollato e variopinto che brulica sul pavimento. «ABAB» è anche lo schema della rima alternata e la stanza diventa allora la strofa di un’ode all’arte di essere padri, madri, figli, figlie. —
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