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Garzelli al Comune: «Libero di non vendere ma case non a norma»
LIVORNO«Il Comune di Livorno è liberissimo di rinunciare alle alienazioni, però...». Non si arrende Bruno Garzelli, il volto del comitato degli esclusi che da 25 anni si batte per l’acquisto di...
LIVORNO
«Il Comune di Livorno è liberissimo di rinunciare alle alienazioni, però...». Non si arrende Bruno Garzelli, il volto del comitato degli esclusi che da 25 anni si batte per l’acquisto di quelle case popolari che negli anni Novanta erano state messe in vendita dall’Ater (ex Casalp) con tanto di quota di diritto versata dagli assegnatari per comprarle (357mila lire), salvo poi tornare indietro.
Dopo che il Tirreno ha raccontato la storia di Garzelli, l’assessore al sociale Leonardo Apolloni ha risposto che l’amministrazione comunale oggi non ha alcuna intenzione di vendere il patrimonio popolare, chiudendo una vicenda che si trascina da anni.
«In primo luogo – replica Garzelli all’intervento del Comune, finito pochi giorni fa anche sugli schermi Rai – si personalizza la questione con riferimento solo e soltanto a me e non alla mia veste di coordinatore del comitato degli esclusi, lasciando intendere che le istanze presentate in ogni luogo delle istituzioni nazionali siano state fatte solo a fini personali e non a nome degli aderenti al comitato, in origine 680 famiglie».
«Il Comune – riprende – è liberissimo di rinunciare alle alienazioni ma vanno considerati alcuni aspetti fondamentali...». Il primo, secondo Garzelli: «Questi immobili non sono a norma sotto il profilo della sicurezza abitativa e nessuno si pronuncia su eventuali interventi».
Il secondo: «Viene definita la quota di 357mila lire come versamento volontario, ma questo è un mero errore di interpretazione in quanto questa quota era contestuale alla domanda di acquisto e nella sua accezione “quota di diritto”». «Senza versare la quota – ripete – non vi era diritto di presentare la domanda di acquisto. Quindi non un versamento volontario. È vero che alcuni anni fa Casalp ci invitò a ritirarla, ma rifiutammo l’invito perché così sarebbe decaduta la domanda di acquisto, e in quel periodo alla Camera presentarono un disegno di legge teso a superare la legge 560/93 ostativa alla vendita». Così «i deputati di circoscrizione ci consigliarono di non seguire l’invito di Casalp...».
E le vecchie 357mila lire versate da Garzelli per poter comprare una casa diventata inacquistabile sono ancora nelle casse dell’antenato di Casalp. «Il Comune – chiude – non esplicita chiaramente come e a chi rivolgerci per riscuoterle». —
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