Gioco
Dalla “A” a Zurlì il dizionario del Ridicolo tra banana e humour
Prende il via oggi la manifestazione diretta da Stefano Bartezzaghi Tra le parole chiave di questa edizione anche esilio, Venezia, odio e politica
Alloggi. Matteo Caccia ci porta domenica alla scoperta delle vite standard di livornesi in una stanza, anzi in un monolocale in affitto o in un bicamere sotto sfratto.
Banana. È il simbolo del festival. Però non una bella Chiquita bensì una buccia beffarda che in passato ha anche decorato i marciapiedi per condurre alla zona degli eventi.
Caporali. Totò faceva la naja a Livorno e un graduato scassaballe gli tirò fuori la leggendaria battuta: siamo uomini o caporali? Paola Cortellesi uomo non è: sarà caporale o stella (della comicità)?
Derby. Ogni anno il festival scopre la comicità di una città: stavolta salta fuori il ceppo milanese di questo virus benigno con Marco Ardemagni (Caterpillar) e soci che ci guidano all’ombra della Madunina dalla scuola del Derby fino ai giorni nostri.
Esilio. Concita De Gregorio e Simone Lenzi parlano domattina di un “fuori” declinato come follia. Ma parlandone col Tirreno Lenzi usa la parola “spaesamento” e De Gregorio il termine “esilio” .
Foto. Alla Bottega del Caffè di viale Caprera in esposizione l’occhio dei volontari sul festival in forma di foto.
Gadda. Con tutti gli scrittori comici che esistono, Fabrizio Gifuni doveva proprio andare a pescare un campione del registro tragico come Carlo Emilio Gadda? Invece il Nostro si rivela un formidabile pozzo d’ironia da scoprire.
Humour. Gli organizzatori avrebbero potuto limitarsi a mettere in fila una decina di big della risata: finora però il registro colto leggero ha segnato il tutto esaurito e premiato la riflessione sullo humour anziché la moltiplicazione degli sghignazzi.
Ispirazione. La premiata ditta Fontana & Gimmelli propone un filo di riflessione a caccia della genesi di sketch e gag perché nulla si crea e nulla si distrugge. E dunque fra scopiazzature, plagio e ispirazioni: “chi è l’autore delle battute che mi vengono in mente? ”
Luogo Pio. È stato il cuore della città per Effetto Venezia, ora torna ad esserlo con “Il senso del ridicolo” . Poi zero: piazza del Luogo Pio ridiventa un non-Luogo né Pio né altro. Solo un parcheggio: forse utile ma affascinante quanto il piazzale d’un terminal container. Figurarsi che era stato ipotizzato di far inghiottire la piazza da un bel palazzone.
Museo della città. In un angolo di piazza del Luogo Pio c’è il museo che, raccontando la storia locale, spiega che qui da noi la satira viene da lontano: è una pianta cresciuta con antichi giornali satirici, periodici balneari, autori brillanti.
Nave. Nei tre giorni del festival faranno tappa in porto 4 navi da crociera (Independence, Sovereign, Le Lyrial e Sapphire) con migliaia di turisti che sbarcheranno a due passi dal festival.
Odio. La sociolinguista Vera Gheno è una accademica della Crusca che vola sui social: con lo scrittore Mastroianni domani racconta il bestiario web e gli antidoti per salvarsi.
Politica. Con Francesco Costa e Giuseppe Civati eccoci domenica alla scoperta delle nuove frontiere della politica con il pensiero che sta tutto in un tweet: non solo di Trump.
Quarantacinque. Sono le ore di eventi messe in agenda dal festival nell’arco di tre giorni: con una formula ormai consolidata.
Ragazzi. La fortuna del festival è nelle mani di organizzatori e relatori ma anche di un esercito di oltre cento volontari ai quali dedichiamo la foto a centro pagina.
Single. Irene Soave dopodomani ci squaderna i prontuari per brave ragazze in cerca di marito: si parla dell’Ottocento, ma non solo...
Tensostruttura. Basta un tendone per fare “casa”: è il quartier generale del festival in piazza. Un incantesimo che dura tre giorni per immaginare un’altra idea di noi stessi.
Unico. Non ci sono paragoni spendibili per questa kermesse: così diversa da quelle che finora hannop dettato legge a Mantova e Sarzana, Trento o Piacenza.
Venezia. È unico anche il quartiere in cui mettere radici il festival: l’occasione per mostrarsi davanti ai turisti.
Zurlì. Quel “mago” di Tortorella era il padre del “Dirodorlando” così come di Davide: l’ex ragazzino, qui con Bianca Pitzorno, che racconterà il programma creato con babbo Cino nel ’73. —
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