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«Non erano bombe ma fuochi d’artificio», il perito del Tribunale attenua le accuse
Liuvorno, Stefano Del Carratore era stato arrestato il 16 novembre scorso. Reato derubricato: condannato a un anno, torna libero
LIVORNO. Non erano quattro bombe quelle che Stefano Del Carratore, 66 anni, trasportava il 16 novembre scorso a bordo della sua Smart quando venne arrestato dalla finanza in piazza Mazzini. O meglio: il materiale (compresi detonatori e telecomando) non avrebbe potuto sprigionare quella «potenza micidiale» richiesta dalla normativa affinché si possa configurare il reato di porto illegale di materiale esplosivo in luogo pubblico ipotizzato inizialmente dalla Procura.
Al contrario si trattava di circa un chilo di materiale pirico, più simile ai fuochi d’artificio che a ordigni veri e propri, e per il quale esiste un’ipotesi di reato precisa e meno grave rispetto alla prima: fabbricazione o commercio abusivo di materiale esplodente.
È questa la conclusione – che ha cambiato lo scenario e l’esito del processo – a cui è arrivato il perito nominato dal giudice per l’udienza preliminare Mario Profeta nell’ambito del procedimento a carico dell’ex rappresentante di medicinali coinvolto nello stralcio della maxi inchiesta Viceré nella quale è stato arrestato, tra gli altri, anche l’ex viceprefetto dell’isola d’Elba Giovanni Daveti.
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L'UDIENZA. Una mutazione non da poco per quello che riguarda le pene previste dai due reati: con il primo, infatti, si rischiano fino a dieci anni di reclusione, mentre il secondo è inserito tra le contravvenzioni con una pena massima di diciotto mesi. È partendo da questa premessa giuridica che è possibile arrivare e comprendere la condanna in abbreviato a un anno di reclusione alla quale è arrivato il giudice per Del Carratore che da ieri, tra l’altro, è tornato libero.
«Siamo molto soddisfatti dell’esito del procedimento – spiega l’avvocato difensore Gabriele Rondanina – in particolare per il fatto che il reato sia stato derubricato. Tra l’altro il mio cliente ha già scontato dieci mesi di reclusione tra domiciliari e carcere». Quindi, aggiungendo la buona condotta che vale un mese e mezzo di sconto gli resterebbero da scontare, nel caso in cui la sentenza venga confermata in appello e cassazione, appena cinque giorni.
NO INTERCETTAZIONI. Oltre alla perizia c’è stato anche un altro elemento che in qualche modo ha reso questo procedimento particolare. Per la Procura, che nei confronti di Del Carratore ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato, non è stato possibile depositare – così prevede il codice – le intercettazioni e tutto il materiale investigativo che fa parte del fascicolo principale dove il sessantaseienne non è indagato ma viene citato più volte. «Le avrei esplose a una festa in spiaggia nella notte tra il 31 dicembre e Capodanno», disse Del Carratore agli inquirenti dopo l’arresto.
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Secondo le conversazioni finite agli atti e dalle quali dovrà difendersi il solo Daveti, gli ordigni (bombe o materiale pirico che fossero) erano stati consegnati al sessantaseienne dall’ex viceprefetto per vendicarsi di un torto immobiliare subito.
Proprio Daveti il 20 novembre 2017, tre giorni dopo l’arresto, parla con Del Carratore dentro la sua Opel Mokka imbottita di cimici piazzate dai finanzieri: Del Carratore dovrà affrontare l’udienza di convalida, e deve istruirlo. «Per ora non hai detto nulle vero?», gli chiede. «Zero, nemmeno quando sono nato». «E quello che hanno pubblicato...? – chiede Daveti – I giornali dicono che l’avresti fabbricato te con le cartucce». «Non ho visto i telegiornali, ma sì, quello è vero». Poi il viceprefetto rassicura: «Siamo sul fronte da uno a cinque anni, è un reato di particolare tenuità». «Comunque – riprende Del Carratore – io non ho fatto il nome di nessuno, zero zero».
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