Il Tirreno

Livorno

Straordinario successo del festival degli “Scenari di quartiere”: anche più di mille persone per ciascuno spettacolo 

Il miracolo del teatro che esce dal teatro Fra piazze e periferie una folla in platea

RICCARDO PASQUINELLI
Il miracolo del teatro che esce dal teatro Fra piazze e periferie una folla in platea

L’ANALISIRICCARDO PASQUINELLIPiazze vuote, strade fuori mano e sconosciute. Poi d’improvviso ecco la gente, le luci, la musica, gli applausi. Angoli dimenticati della città rivivono. È il piccolo...

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L’ANALISI

RICCARDO PASQUINELLI

Piazze vuote, strade fuori mano e sconosciute. Poi d’improvviso ecco la gente, le luci, la musica, gli applausi. Angoli dimenticati della città rivivono. È il piccolo miracolo di “Scenari di quartiere”, festival livornese di spettacoli al calasole che quest’anno, alla terza edizione, ha superato ogni aspettativa. Cinquecento, mille persone per ogni appuntamento, fino all’ultimo, domenica, in piazza Cavallotti, mercato della frutta e della verdura di giorno e per la seconda volta scenario ideale per Simone Cristicchi, dolcissimo cantautore-poeta capace di stregare tutti, l’anno scorso con lo struggente e terribile racconto della ritirata disastrosa dei nostri soldati in Russia, quest’anno con canzoni e testi che parlano non solo di amore ma di italiani emigrati in America, di matti di Roma e di Volterra, di vecchi innamorati, di istriani fuggiti dalle loro case nel 1947.

Quindici appuntamenti affascinanti. Non tanto per l’attore di turno sul palco (da Paolini a Fo, a Baliani), ma soprattutto per la scoperta di questi spicchi di città al di fuori del teatro. Luoghi normali della nostra vita, periferie, posti da cui si passa distrattamente senza mai fermarsi. Chi era mai entrato nel blocco 3 di Fiorentina, uno di quelli che visti dall’alto formano la scritta “Duce”? Questa volta, come due anni fa, ci siamo entrati in tanti in quel cortile circondato da case semplici e piene di gente, dove Fabrizio Brandi, bravo attore e direttore artistico del festival, ha trascorso la sua infanzia di livornese doc. E che qui è voluto tornare, tra i fili dove si stendono i panni.

Così come per il primo appuntamento del 2016, quando una piccola folla riempì la scalinata dell’Andana degli anelli, al Porto mediceo, per sentire la storia degli Scarronzoni, un tramonto meraviglioso l’11 scorso ha accompagnato il filosofo Umberto Galimberti e la gente che lo circondava allo Scoglio della Regina. E poi via dei Floridi, dove sorgeva lo storico teatro San Marco, via Castelli sul Pontino, via Badaloni, Ardenza, Antignano, Montenero, i parchi della ville. Piazze piene di gente che arriva con le biciclette e le seggioline, e che sembra tranquilla, sorridente, felice di potersi godere un’ora diversa insieme a tanti altri, conosciuti e no.

Il miracolo si è ripetuto con Cristicchi che predica “tenerezza contro la barbarie” e fa cantare piazza Cavallotti con lui: “La prima cosa bella” , “Io che amo solo te” , commovente omaggio a Sergio Endrigo, “La donna cannone”. Più di mille persone cantano, ridono, si fanno venire gli occhi lucidi per l’emozione. Che si sente, davvero. Al secondo piano di un palazzo giallino tre persone alla fine aprono la porta ed escono sul terrazzo: applaudono anche loro, finalmente. Finestre spalancate buie, finestre accese con la gente affacciata, serrande sbilenche, panini con la salsa verde che vengono divorati sulle tavolate dall’altra parte della piazza. Che pare bellissima anche nonostante quei suoi palazzi moderni con le finestre di alluminio anodizzato.

Si chiude qui, nel migliore dei modi, un settembre magico. Livorno scopre che vedere una piazza di gente che canta fa bene. E si scopre più bella e piacevole, con i suoi cittadini che sembrano rendersene conto quasi stupiti: sì, si può fare davvero, è proprio così che si vive e si fa vivere una città. Impariamo a rispettarla e speriamo che questo festival cresca (magari senza esagerare).





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