Gioco
Ex barista muore a 46 anni di malattia, era padre di sei figli
Livorno, Andrea Bellandi stava per aprire un ristorante a Shangai. Di recente aveva perso il fratello e il babbo
LIVORNO. Prima la scomparsa del fratello Alessandro, vittima di un incidente stradale all’altezza di Castiglioncello, poi la morte di babbo Renato, stroncato da una tremenda malattia. Anni difficili, difficilissimi, durante i quali Andrea ha cercato comunque di trasmettere serenità ai suoi 6 figli. Tutto nonostante la malattia che l’aveva colpito più di una volta, fino al peggioramento e al ricovero di una settimana fa. Andrea Bellandi, 46 anni, livornese, se n’è andato ieri mattina, poco prima di essere trasferito in un altro reparto dell’ospedale per iniziare un ciclo di terapie: cresciuto nel quartiere di Salviano, aveva gestito un bar tra la Leccia e la Scopaia (“La perla rossa”) e stava per aprire una pizzeria-ristorante a Shangai, uno dei tanti progetti spezzati a causa delle sue condizioni di salute, ormai gravissime da diverse settimane.
IL DOLORE DELLA FAMIGLIA
Dai 24 anni di Christopher ai 5 dei gemellini Alessandro e Alice, passando per la 17enne Matilde, per Jalia, 10 anni, e Nicol, 7: sono i figli di Andrea Bellandi, che lascia anche la madre Giuliana, la cugina Scilla e la compagna Lisa, in lacrime alla camera mortuaria insieme a centinaia di amici di famiglia. Il 46enne, appassionato di sport e grandissimo tifoso amaranto, era infatti molto conosciuto in città: prima di gestire il bar in via di Collinaia, tra l’altro, aveva lavorato come venditore ambulante di scarpe e padroncino, portando anche il Tirreno nelle edicole di Livorno. «Era una persona eccezionale, sempre solare e disponibile», ricorda la famiglia, che ha autorizzato subito l’espianto e la donazione delle cornee.
IL RICORDO E IL FUNERALE
«Voglio ringraziare tutti coloro che sono passati dalla camera mortuaria - dice Emilia, l’ex moglie del 46enne - innanzitutto i parenti e gli amici più stretti, ma anche tantissimi conoscenti e i tifosi della curva Nord a cui era molto legato. No, non dimenticheremo mai il suo sorriso».
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